giovedì 18 giugno 2009

Lo vuoi un caffè? #072 - Zombie


Barbie Fan
Photo by Paul Dzic
Non avevo mai parlato con uno zombie prima di oggi.
Non mi ero mai ritrovato in studio un corpo umano, più o meno vivo, secco come uno stecco e vestito come uno spaventapasseri, con la camicia a quadri appoggiata larga su due spalle scheletriche e i pantaloni che si tengono a stento su stretti in vita da una cintura in pelle.
Il viso è un teschio scavato coronato da una aureola di capelli candidi e ribelli.
Lo guardo meravigliato e senza fiato.
Meravigliato che sia vivo ancora …
Temo che mi caschi lungo in terra nello studio e la cosa mi spaventa assai.
Uno perché non saprei che fare, due anche perchè se sapessi cosa fare mi rifiuterei ugualmente di fargli la respirazione bocca a bocca...
Per sicurezza mentre parliamo imposto il cellulare sul 118, non si sa mai.
Questo corpo è salito ansante e sbuffante fino al secondo piano di questo maledetto palazzo nel quale ho il mio studio e nel quale non vi è la possibilità di installare un ascensore, dopo aver soffiato il suo nome nel citofono.
Quando ho risposto ho pensato che il mio citofono stesse dando i numeri, come a volte accade, che avesse deciso di fare sciopero, invece era lui che proprio non che la faceva a tirare fuori il fiato e a farsi sentire.
Anche adesso che siamo qui seduti respira profondo, duro, a bocca aperta, ma poco però che altrimenti l’anima gli sfugge via.
Per la cronaca ci ho messo cinque minuti per spiegargli che poteva sedersi, e poiché non sente nulla, essendo più sordo di una campana, alla fine ho dovuto mimare la scena.
Mi ha guardato come fossi un pazzo, sempre che mi abbia visto; lo spessore delle lenti che indossa non depone a favore di una vista particolarmente acuta.
Da seduto mi guarda come se io fossi un idiota, proteso come sono verso di lui, quasi fossi io il sordo, per cercare di sentire e capire cosa diavolo sta cercando di dirmi.
Il tono della sua voce sale e scende, il suono gorgoglia, a tratti scoppia in piccole urla quando vuole sottolineare un concetto particolare …
Si tratta mi pare di capire di una vecchia storia di qualche anno della quale non ho la benché minima conoscenza.
Lui implacabile come la morte, invece, ricorda e mi ricorda particolari minuziosi, minuti e che soprattutto io non ho mai conosciuto
Gli chiedo quanti anni ha.
Sobbalzo quando me lo dice.
Dovrebbe essere già morto secondo gli standard di vita dell’uomo sapiens.
Gli chiedo come è arrivato al mio studio.
Con la macchina mi risponde come se fosse la cosa più normale del mondo.
Chi l’ha accompagnata gli chiedo ancora sempre più stupito di non vedere un figlio, un congiunto qualsiasi, una badante ucarina accanto a lui ad assisterlo.
Io mi risponde piccato e chi altri sennò
Sta da solo? Il mio stupore si taglia a fette
No c’è mia moglie che mi aspetta in macchina
La moglie da quel che capisco deve avere un paio di anni in meno di lui.
È un dialogo surreale questo, anzi no è, quasi, una seduta spiritica ….
Lui continua parlare ed io a sperare che non mi muoia in studio
Quando rispondo alle sue domande e lui si agita spero solo che gli venga un infarto.
Alla fine, dopo un ora e mezza, ci accordiamo sul da farsi.
Mi saluta e ci stringiamo la mano.
Sarà l’impressione ma mi sembra che la sua mano sia fredda … ma fredda, fredda!
Lo accompagno alla porta e aspetto dietro la porta l'orecchio teso a captare il minimo rumore di sentire il portone giù che si richiude, lieto di non sentire invece il tonfo del suo corpo che rotola dalle scale colto da un qualche malore.
Mi affaccio alla finestra e sbircio giù.
Lo vedo entrare in un auto, ovviamente d’epoca, che parte senza mettere freccia e senza remissione di peccati e taglia, in seconda, la strada ad un cristo di passaggio che smadonna in tre lingue contemporaneamente.
Ho deciso.
Domani metto una treccia di aglio dietro la porta dello studio, compro una Bibbia e nel cassetto terrò una pistola con proiettili d'argento.

"Lo vuoi un caffè?" - chiede quello
"...dammi un attimo per riprendermi prima..." - risponde tremante l'altro
Music for this post : Fela Anikulapo Kuti – Zombie (1976) http://www.youtube.com/watch?v=iBgewcFh-cg

10 commenti:

Giuseppe ha detto...

Una storia in bianco e nero in perfetto stile da Indagatore dell'Incubo...
Gli zombies sono tra noi

arzach ha detto...

@ giuseppe: my name is Dylan, Dylan Dog ...:-)

Ivana ha detto...

arzach, mi hai tolto le parole di bocca!
salutami groucho!!

arzach ha detto...

@ ivana : non mancherò :-)
@ pippi : madonna..pure tu?

ela ha detto...

..aspetta a decorare la porta di studio da agli.. magari è "un angelo vestito da passante".. Sai quanti zombies di 40 anni conosco io?? un po' di fiducia arzach!

arzach ha detto...

@ela: sarà ..ma per sicurezza...

William Alexander López ha detto...

Beautiful portrait, great processing

Daniele Passerini ha detto...

Sarebbe un bellissimo prologo per una short novel... ci sarà un seguito a questo post?

arzach ha detto...

@ daniele: non so..dioende da quanto tempo sopravvive il tipo. Ho già detto che per gli standard umani dovrebbe già essere morto...però faccio il tifo per lui.

arzach ha detto...

@ daniele : una short novel? non mi ci sono mai cimentato..e boh? magari un giorno ci provo ..si vedrà