sabato 9 gennaio 2021

Lo vuoi un caffè? #483 - God bless America

 


È tutta colpa di quel disgraziato di Trump…

Non gli bastava aver sputtanato il concetto stesso di democrazia liberale e il suo paese dirigendo l’assalto al Senato in diretta tv, facendo fare all’una e all’altra una figura di m...a epica, ha avuto anche la capacità con il suo comportamento di influenzare a tal punto le persone e di rompere le scatole a chi, come me, si trova da questa parte dell’Atlantico a cercare di svolgere con un minimo di dignità il proprio mestiere di avvocato.

Cosa rispondereste ad un vostro cliente se questo, nel bel mezzo delle vostre spiegazioni riguardo a quello che potrebbe accadere in udienza data la delicatezza degli interessi in gioco, vi interrompesse e vi dicesse di non preoccuparvi più di tanto perché lui, che si è documentato e sa come vanno le cose, se la situazione si mette male si avvarrà del quinto emendamento?

 

“Lo vuoi un caffè?” - chiede quello

“Mettici dentro due pasticche di ansiolitici”- risponde l’altro

 

martedì 5 gennaio 2021

Lo vuoi un caffè? #482 -RICOMINCIAMO



 Primo giorno di studio, primo messaggio di un cliente dell'anno: "Avvocato buonasera mi scusi se l'ho chiamata ma potrebbe dirmi quando mi può richiamare.".


"Lo vuoi un caffè?" -Chiede quello

"Mettici dentro del tranquillante" - risponde l'altro.

mercoledì 30 dicembre 2020

Life on Mars - BUON ANNO (e che la Forza sia con noi)

 


“Sarà un anno bellissimo” - disse quello

“Speriamo proprio di no” -rispose l’altro.

 

domenica 13 dicembre 2020

Musica -MINA feat FOSSATI- NOTTURNO DELLE TRE



La ragazza lo sa
come non farmi dormire
la ragazza lo sa
 e lo sapeva già bene
ancora prima di uscire

Lei cammina dondolando
e non ancora al portone
sperimenta su di me
il passo poco innocente
di chi innocente non è

La ragazza ci lascia qui
nella casa deserta
senza luci, né candele
e una persiana che rimane aperta

Tutta la gente non sa
dietro la quale segreto
dietro quale divieto
si perde una notte così

Tutta la gente non sa
dietro quale dolore
se il dolore c'è
quando sono quasi le tre

La ragazza invece lo sa
lei che cammina dondolando
sulla strada di casa
in qualche vetrina buia
si sta specchiando

E passerà un lampione, un'ombra, un bar
poi passerà anche me
e anche questa notte
per tutti e due
passeranno le tre

E passerà un'auto, un ponte, un tram
poi passerà anche me
e anche questa notte
senza quasi dolore
passeranno le tre

La ragazza lo sa
come non farmi dormire
La ragazza lo sa
e lo sapeva già bene
ancora prima di uscire

Lei cammina dondolando
e non ancora al portone
sperimentava su me
il passo poco innocente
di chi innocente
(per fortuna)
non è

Mina - Veleno - 2002
Fossati - Lindbergh - 1992




 

giovedì 10 dicembre 2020

Lo vuoi un caffè? #481 -SFONDATI

 


La perdurante condizione pandemica del nostro paese ha incrementato il ricorso a mezzi di comunicazione digitali da remoto per ovviare ai vari divieti esistenti. E tutto un collegarsi in video utilizzando le più disparate piattaforme digitali. Anche l’ambiente forense, largamente impreparato, è stato investito da questa novità e l’emergenza ha costretto i più ad adeguarsi rapidamente alle mutate condizioni di lavoro e, soprattutto, ha evidenziato l’attenzione posta, più che alla qualità  del collegamento, alla scelta dello sfondo da utilizzare per la propria postazione di lavoro.

 A distanza di circa un anno dall’inizio della pandemia è possibile abbozzare una prima classificazione delle varie tipologie umane che si sono create nella categoria in base allo sfondo utilizzato.

Il distratto. Un classico è quello di utilizzare la libreria di casa o dello studio come fondale. Peccato che a volte la libreria si trovi in un’altra stanza rispetto a quella dalla quale ci si sta connettendo per cui il collegamento ci riserva delle splendide panoramiche dell’intero ambiente, magari con tanto di irruzione nell’inquadratura del gatto casalingo o passaggio di qualche distratto.

L’istituzionale. Alcuni colleghi hanno la fortuna di essere avvocati di seconda o terza generazione, figli o nipoti di professionisti affermati che proseguono l’attività dei loro avi, per cui possono permettersi di utilizzare come sfondo studi arredati con mobili e scrivanie di pesante legno lucido e scuro, e librerie imponenti cariche di volumi rilegati in pelle si spera non umana, che in video fanno sempre la loro porca figura. In questi casi più che ad un incontro di lavoro sembra di partecipare in prima fila al messaggio di fine d’anno del Presidente della Repubblica alla nazione.

Il cenerentolo. Un avvocato che si collega in rete dal magazzino delle scope francamente non riesco a concepirlo. Va bene che la postazione del computer è stata messa lì per evitare di creare disordine nella stanza dove si ricevono i clienti e per favorire la concentrazione quando si scrivono gli atti però collegarsi avendo alle spalle degli scaffali di metallo grigi pieni pratiche archiviate e polverose non è decisamente il massimo. Sembra di parlare con un bambino discolo messo in punizione da una mamma snaturata per le sue marachelle.

Il casalingo. C’è poi chi approfitta del momento per lavorare da casa collegandosi dal tinello utilizzando come fondale alle proprie spalle la vetrinetta con ninnoli del matrimonio, e magari anche quelli della prima comunione, e appeso al muro l’eterno quadretto del vecchietto col viso rubicondo che fuma la pipa. Il tutto corredato dall’illuminazione fioca di una lampadina a incandescenza dal deprimente colore giallastro

Nomade digitale. È il collega che più apprezza questo nuova modalità di esercizio della professione e, in particolare, la possibilità di connettersi da remoto in mobilità per partecipare alle udienze. Solitamente utilizza lo smartphone per collegarsi mentre è alla guida dell’auto e percorre le vie trafficate nel centro città rischiando di investire i pedoni che attraversano la strada, frenando all’ultimo momento ad ogni incrocio per evitare l’incidente e aggiornando il proprio interlocutore in tempo reale sulle condizioni del traffico.

Imbranato digitale. Sono i colleghi che utilizzano, senza saperlo fare, i mezzi che la tecnologia offre per collegarsi in mobilità come i più esperti. Si riconoscono dal fatto che hanno la tendenza a posizionare il proprio cellulare sul cruscotto dell’auto in movimento per garantirsi al miglior inquadratura mentre sono al volante; cellulare che ad ogni frenata o ad ogni buca tende, inevitabilmente, a scivolare in terra inquadrando nella caduta il tetto dell’autovettura e causando 1 infarto all’interlocutore che immagina un incidente mortale.

 

“Lo vuoi un caffè?” - Chiede quello

“E come faccio a berlo se siamo in collegamento da remoto?” - Risponde l’altro

mercoledì 25 novembre 2020

Lo vuoi un caffè? #480 - In ginocchio da te




 Parlare di guai non è mai cosa piacevole.

Ascoltare le persone parlare delle proprie disgrazie lo è anche meno.

Non è una cosa che rende la giornata più serena e luminosa.

In questo mestiere però capita spesso; è una cosa normale. 

Fa parte del pacchetto.

Sentire la signora X  che parlando delle sue difficoltà di deambulazione trasforma la sua "meniscopatia" in una clamorosa ed inedita "menisco apatia" mi ha fatto ringraziare il Padreterno di indossare la mascherina.

"………" - chiede quello.

"………" - risponde l'altro


venerdì 20 novembre 2020

Lo vuoi un caffè? #479 -ALL'INFERNO E RITORNO




La signora X si è rivolta al mio studio per ottenere il risarcimento per i danni subiti nel corso della sua travagliata degenza ospedaliera.

La signora durante i nostri colloqui ha manifestato una spiccata tendenza all'autocommiserazione e alla lamentazione.

Che sia chiaro, considerando quello che ha subito, ha tutto il diritto di lamentarsi come e quanto vuole.

Non capisco però per quale motivo quando parla delle sue "vampate  di calore" tende a condividere con me il problema inserendomi d'ufficio nel genere femminile.


"Lo vuoi un caffè?" - chiede quello.

"Magari freddo. Sono tutto sudato oggi" - risponde l'altro.

sabato 7 novembre 2020

Lo vuoi un caffè? #478 - A NIGHTMARE

 



“Avvocato mia figlia è incinta.” -Mi annuncia al telefono in modo perentorio senza possibilità di replica la signora X.

Un brivido mi percorre la schiena.

“Aspetta un bambino” - continua lei come se potessi avere dei dubbi sul fatto che la figlia possa essere in attesa qualcosa di diverso …

Sento la mia fronte inumidirsi di sudore. L’ultima volta che ho lavorato per la signora X che, eufemisticamente, ha una vita familiare e personale, piuttosto complicata ed intricata è stato quando si è separata dal suo secondo marito, peraltro risposato in seconde nozze dopo una burrascosa separazione.

Credo sia stata l’esperienza più agghiacciante della mia vita professionale, un’esperienza che non auguro a nessun collega neppure quello più spocchioso ed antipatico.

La notte, e sono passati almeno due anni da allora, ho ancora nelle orecchie il trillare furioso del telefono che squilla nelle ore più impensate e improbabili per annunciarmi l’ennesima, violenta, litigata tra i due con tanto di, e non sto esagerando, spargimento di sangue.

Ho ancora negli occhi l’immagine della signora X che mi annuncia di aver “perdonato” il suo compagno e di aver fatto pace e che, pertanto, per suggellare la ritrovata armonia hanno deciso di sposarsi un’altra volta come se fosse la normale conclusione di un corteggiamento e non il punto di arrivo di un tormentato percorso fatto di risse, pestaggi e scambio incrociato di reciproche maledizioni e dei più atroci tormenti e dolori…

Solo una settimana prima si erano picchiati selvaggiamente per strada con tanto di intervento dei carabinieri.

“Auguri signora. Mi diventa nonna” - rispondo tentando di fare ironia mentre trattengo il fiato in attesa della botta.

 “C’è qualche problema?” -Azzardo prudentemente.

“Mia figlia e il suo compagno hanno litigato e mia figlia lo ha cacciato di casa” - risponde lei - “si vedeva dall’inizio che lui non era quello giusto. Gridava, si lamentava sempre e l’ha picchiata anche adesso che era incinta”- prosegue lei descrivendo con la massima naturalezza una situazione familiare che in altri contesti avrebbe comportato l’intervento delle teste di cuoio in assetto di guerra.

Mi si annebbia la vista. Sento che sta per chiedermi qualcosa.

“Volevo sapere cosa può fare lui quando nascerà il bambino. Può avanzare pretese? Io non voglio che vengano i servizi sociali a mettere il naso nelle cose della mia famiglia”- chiede lei.

Vorrei poter rispondere serenamente che se intervenissero i servizi sociali lo farebbero solo per portare lei e la sua famiglia direttamente allo zoo ma mi accorgo di sudare copiosamente e mi mordo la lingua.

Devo prendere tempo per riorganizzare le idee.

“Quando è previsto il parto?”-Chiedo, con voce seria e impostata, sperando in un lungo intervallo di tempo magari di almeno nove mesi, per trovare una soluzione o meglio una scusa per sottrarmi al supplizio.

Del resto penso, ingenuamente, quando è stata qui qualche tempo fa per discutere di un’altra sua questione non mi ha fatto alcun cenno né allo stato della figlia, né a problemi con il suo compagno per cui dovrebbe trattarsi di una cosa recente che magari si risolverà senza il mio coinvolgimento. Forse questa volta ce la faccio a sfangarla

“La prossima settimana” -mi gela lei.

 

“Lo vuoi un caffè?” -chiede quello.

“Vorrei espatriare” - risponde l’altro.

 

domenica 25 ottobre 2020

Lo vuoi un caffè? #477 - PARADISE now

 



Gazzetta Ufficiale del 25 ottobre 2020 n. 265, (ennesimo) DPCM in tema di misure di contenimento dell’epidemia COVID 19, pag. 3, art. 1, comma 4: “(…) È fortemente raccomandato a tutte le persone fisiche, di non spostarsi con mezzi di trasporto pubblici e privati, salvo che per esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o per usufruire di servizi non sospesi”

Dopo aver parlato di “distanziamento sociale” per indicare la necessità di mantenere una certa distanza tra le persone al fine di evitare il contagio, dopo la clamorosa intuizione linguistica degli “affetti stabili”, espressione utilizzata per indicare le persone con le quali si hanno dei rapporti familiari, di convivenza o affettivi (sul punto, in verità, si segnala una robusta corrente di pensiero secondo la quale l’espressione va utilizzata anche per indicare tutti quegli individui -dotati, possibilmente, di una terza abbondante di seno o di una invidiabile muscolatura a seconda dei gusti-con i quali si intrattengono, o si desidera intrattenere, piacevoli e soddisfacenti rapporti sessuali, magari anche clandestini) la neolingua creata dalla pandemia fa un ulteriore passo in avanti liberando le “persone giuridiche” dalla gabbia nella quale sono state ingiustamente rinchiuse dalla dottrina e, buttando nel cesso qualche centinaio di anni di cultura giuridica, consente loro finalmente di vivere una vita autonoma e libera permettendogli di andarsene in giro per il mondo anche con mezzi privati oppure facendo l’abbonamento ai mezzi pubblici e, per logica conseguenza, di stabilirsi dove cazzo gli pare, magari in qualche paradiso fiscale ai Caraibi.

Non so più cosa pensare, che dire… Mi auguro solo che da un momento all’altro venga fuori qualcuno a dirci che è tutto uno scherzo, una presa in giro.

 

“Lo vuoi un caffè?” - Chiede quello

“Ma non metterci dentro l’LSD come l’ultima volta”- risponde l’altro

martedì 20 ottobre 2020

Lo vuoi un caffè? #476 -AMNESIA

 



Non era proprio questo quello che avevo in mente di fare quando ho iniziato con questo mestiere - penso- mentre scavo a mani nude in una massa di detriti polverosi.

Non è una bella cosa fare il necroforo, il profanatore, il disseppellitore di cadaveri ormai putrefatti, dimenticati.

Quello che cerco dovrebbe essere sepolto qui a quanto ricordo a meno che, senza dirmi nulla, il maledetto non si sia mosso.

Stando a quello che so sull’argomento - sulla base della mia cultura, scarsa, in tema di horror -  i morti non si muovono da soli meno che non si trasformino in zombie sanguinari affamati di carne umana.

Borbottando e sbuffando finalmente intravedo nella penombra il colore che indossava l’ultima volta che l’ho visto.

Un verde bottiglia carico, assolutamente fuori dei miei schemi, che ancora oggi mi chiedo da dove sia saltato fuori.

Lo afferro con entrambe le mani e lo estraggo faticosamente da sotto una montagna di fascicoli polverosi che si sono accumulati nel mio archivio nel corso di oltre vent’anni di attività.

Sorrido soddisfatto leggendo l’intestazione in cima a quel fascicolo verde bottiglia corroso dal tempo e coperto di polvere.

Fallimento XXX.

Dopo oltre sedici anni il curatore fallimentare, colto da un attacco di buona volontà, ha finalmente deciso essere arrivato il momento di chiudere definitivamente la partita.

L’esimio collega, possa vivere in eterno, mi ha inviato una mail l’altro giorno allegando la sua relazione conclusiva scatenando il panico in studio.

Dopo tanto tempo nessuno ricordava più che ci fosse ancora un cliente in paziente attesa di sentirsi dire dopo così lungo tempo che non avrebbe recuperato assolutamente nulla del suo credito dalla procedura.

Ma, soprattutto, nessuno ricordava più chi fosse il nostro cliente titolo, né che fosse ancora vivo.

 

“Lo vuoi un caffè?” - chiede quello

“Freddo, però” - risponde l’altro

domenica 11 ottobre 2020

Lo vuoi un caffè? #475 - SLIDING DOORS

 


Qualche giorno fa mi hanno anticipato la data di una udienza creandomi non poche difficoltà perché lo stesso giorno sono impegnato, già da tempo, altrove. Mi sono attivato per trovare un collega che mi sostituisca all’udienza di dopodomani. Il collega X, sempre molto gentile, mi rassicura dicendomi che provvederà lui a sostituirmi in questa occasione anche se non riesce a capacitarsi del perché l’udienza della sua causa fissata per lo stesso giorno davanti allo stesso giudice è stata rinviata di 6 mesi.

 

“Lo vuoi un caffè?” - chiede quello

“Solo se mi dai la tua tazza” - risponde l’altro

 

sabato 10 ottobre 2020

Lo vuoi un caffè? #474 -Eventi particolari non autorizzati



Una delle domande alle quali è più difficile rispondere quando si fa questo mestiere è quella che prima o poi, inevitabilmente, ti rivolgerà qualcuno dei tuoi clienti: “Quanto tempo durerà la causa?”. Una domanda alla quale sarebbe anche facile rispondere compulsando un codice di procedura se non fosse che tra la teoria e la realtà c’è di mezzo ben più del canonico mare. “Se qualcosa può andar male lo farà” -come recita la nota legge. Sono tanti, infatti, gli ostacoli che si frappongono tra l’inizio e la fine di un procedimento giudiziario e che fanno sì che la risposta alla domanda sulla durata possibile di una causa somigli più ad una profezia che una vera e propria risposta. Tra vacanze del giudice, eccessivo carico di lavoro dell’ufficio, problemi nella rete dei computer ecc. ecc. gestire una causa è un po’ come pretendere di giocare alla roulette russa senza che nessuno ci rimanga secco. Quando questa mattina aprendo la posta elettronica ho trovato un messaggio con oggetto: “Eventi particolari” con il quale mi si comunicava l’anticipo dell’udienza di una mia causa già fissata per l’autunno del prossimo anno sono rimasto a dir poco sbalordito ma anche molto preoccupato. È la seconda volta che mi capita nel giro di pochi giorni. Solo la settimana scorsa mi era stata comunicata l’anticipazione di un’altra udienza. E subito dopo c’è stata l’alluvione nel Nord Italia. Non so cosa potrà capitare oggi… Una glaciazione improvvisa? L’estinzione di massa dei leghisti? L’apparizione fuori dal mio studio di una folla di clienti desiderosa di pagare i miei onorari?

 

“Lo vuoi un caffè?” - Chiede quello.

“No grazie, ho provveduto già ieri” - risponde l’altro

martedì 11 agosto 2020

Lo vuoi un caffè? #473 -Onda su onda



 Il collegamento è attivo.

L’udienza può finalmente iniziare nonostante il ritardo di mezz’ora del giudice.

Lo schermo si popola frazionandosi rapidamente in rettangoli sempre più piccoli man mano che aumentano i collegamenti.

Il rettangolo in basso a sinistra ha una inquadratura palesemente sghemba.

 La webcam è posizionata male ed inquadra l’avv. X dalle sopracciglia in su oltre ad una buona porzione della parete al di sopra della sua testa.

Il tapino, però, invece di fare la cosa più ovvia ovvero modificare la posizione della webcam verificando che l’inquadratura sia corretta tenta di entrarci allungando disperatamente il collo, entrando e uscendo continuamente dallo schermo.

L’effetto è quello di un naufrago che affonda e che cerca in tutti i modi di rimanere a galla.

Potrei attivare microfono ed aiutarlo a correggere il problema.

Ma ho le lacrime agli occhi dal troppo ridere e non ci riesco.

 

“Lo vuoi un caffè?” - Chiede quello.

“Clic” – interrompe il collegamento l’altro

mercoledì 1 luglio 2020

Lo vuoi un caffè? #472 -ventimila beghe sotto i mari





Le questioni di famiglia sono sempre molto complicate.
Personalismi, gelosie, rancori,questioni mai risolte rendono difficile trovare una soluzione. 
L'animosità e il tono di voce sempre più alto il quale il signor X mi sta raccontando le ultime vicende della sua famiglia non fanno che confermare il suo pensiero.
X, erede di uno dinastia imprenditoriale locale, è arrabbiatissimo con la sua matrigna, una giovane e piacente sudamericana che il padre ha sposato poco tempo dopo la morte della madre.
X non l'ha mai accettata soprattutto dopo la morte del genitore quando la donna ha avanzato pretese, più o meno legittime, sul patrimonio di famiglia.
Di recente la donna è rientrata in Italia dal Sudamerica  riproponendo  le sue pretese  sul patrimonio ereditario che comprende anche una avviatissima azienda attiva nel campo delle costruzioni.
X e la donna si sono incontrati qualche giorno fa e le cose sono andate proprio tranquillamente.
Questo è lo scambio  di battute  tra i due tradotto in italiano dal dialetto locale: " Questa *** si è permessa di fare degli apprezzamenti su mio fratello e su mia cognata. (n.d.r. che poi è il vero cervello imprenditoriale dell'azienda). Ma come si permette? Quella***solo zitta dovrebbe stare che ha avuto anche  più di quello che le spettava sfruttando mio padre per  tanti anni. Non c'ho visto più e allora le ho detto: "Bella mia, sai che ti dico? Fai la valigia, prendi il treno e tornatene in Sudamerica".
A quest'ultima affermazione è seguito un momento di silenzio da parte di entrambi.
Lui consapevole dell'enormità di quanto appena detto, io cercando di mantenere un atteggiamento professionale.
Col treno? In Sudamerica?
Il senso  è chiaro ma tecnicamente la vedo un po' difficile.
Anche X,  sembra riflettere sulla questione. 
Mentre riflettiamo sul problema i nostri sguardi si incrociano.
Scoppiamo in una fragorosa risata pensando all'assurdità dell'impresa.

"Lo vuoi un caffè?" - chiede quello
"Solo se è Sudamericano" - risponde l'altro

mercoledì 10 giugno 2020

Lo vuoi un caffè? #471 - FASE 2


Foto di albicoccamilkshake
Martedì.
Il telefono squilla.
Il signor X.
 Uno dei miei clienti più ingestibili.
Avvocato, posso venire oggi pomeriggio in studio?" - annuncia giulivo dall'altro capo del telefono.
Conoscendo il tipo cerco di prendere tempo.
"Oggi non è possibile signor X. Facciamo giovedì però devo confermarle l'appuntamento"
"Va bene allora la chiamo martedi così vengo nel pomeriggio" - annuncia imperterrito e senza chiarire se il pomeriggio è quello di martedì prossimo o quello di oggi riaggancia.
Con la cornetta incollata all'orecchio mi chiedo cosa ho fatto di male nella mia vita e recito il mantra tipico: perché tutti a me? Perché tutti a me? Perché tutti a me?

"Lo vuoi un caffè?" - chiede quello
"Sì può avere una cicuta piuttosto" - risponde l'altro.