domenica 14 luglio 2019

Lo vuoi un caffè? #452 -Auto Bang!



Sophia Loren
Ieri, oggi e domani

A volte, in questo mestiere, capita di avere a che fare con delle autentiche teste di marmo.
Ci sono però delle situazioni nelle quali è difficile, davvero difficile.
L’altro giorno, ad esempio, mi sono ritrovato in studio due signori, marito e moglie, entrambi sulla quarantina, abbronzatissimi, sportivissima lei-praticamente in costume da bagno- ed elegantissimo lui-in bermuda e infradito
Sulle prime ho pensato che volessero chiedermi, dato l’abbigliamento informale dei due, un consiglio sui locali più trend da frequentare poi, con mia grande sorpresa, mi hanno chiesto come avviare una pratica di invalidità a nome del marito.
In questi casi si tratta di consigliare il cliente tenuto conto della somma dei suoi guai fisici e mentali
Esistono in materia, infatti, delle tabelle che elencano tutte o quasi le patologie dalle quali una persona può essere afflitta, fornendo un quadro inquietante della fragilità umana. Al punto che uno si domanda come ha fatto l'uomo sapiens a divenire la specie dominante della pianeta e a non estinguersi, magari, a causa di una "immunodeficienza secondaria conclamata con evidenza di infezioni opportunistiche o tumori correlati" oppure di una "glomerulonefrite ereditaria".
Le tabelle, inoltre, oltre alla elencazione delle patologie, collegano ad ognuna di esse una determinata percentuale relativa alla riduzione della capacità lavorativa.
Combinando tra di loro i criteri contenuti nelle tabelle si riesce a capire, con un certo anticipo, se l'interessato ha una qualche possibilità di accedere alla pensione di invalidità oppure no.
Un professionista, mediamente esperto, è capace di "prevedere" con un certo anticipo quale sarà l'esito di una domanda di questo tipo e consigliare, per conseguenza, al meglio il cliente.
Una capacità predittiva della quale ho, modestamente, una certa esperienza dopo tanti anni di lavoro nel settore.
Il problema è far capire a chi ci si trova di fronte, come questi due, un cristone alto due metri in bermuda e infradito e la sua truccatissima e abbronzatissima compagna, entrambi, beati loro, in perfetta salute che no, il cristone non può pretendere di avere la pensione di invalidità potendo vantare solo una tendinite al piede destro.
Cosa che non gli impedisce, peraltro, di andare a correre ogni mattina i suoi bravi dieci km per mantenersi in forma, come lui stesso si vanta.
"Ma mio cugino"- insiste lei sporgendosi pericolosamente in avanti sul piano della scrivania -" ha presentato la domanda e la pensione la ha avuta subito, nessuno gli ha fatto problemi e non aveva niente di più rispetto a mio marito ".
Sospiro. Forse altro anche gli occhi al cielo cercando una espirazione divina.
La signora, per quanto giovane e nel pieno del vigore fisico, credo sia affetta da una rara forma di "smemoratezza cronica con difficoltà a fissare i ricordi nel medio e lungo periodo".
Suo cugino, per inciso è stato a suo tempo mio cliente, è stato investito da un camion ed è rimasto, poveretto, completamente paralizzato.
Le rammento questa circostanza e la invito a non paragonare la situazione del cugino con quella del marito.
Lei mi guarda inorridita come se le avessi dato una pacca sul culo; e mi fa: "ma la pensione gliel'hanno data! Mica gli hanno fatto tutti i problemi che ci sta facendo lei avvocato!”.
Sospiro ancora, più profondamente. Alzo gli occhi al cielo e la Madonna mi appare sorridente e serena e mi dice soavemente: “e adesso figliuolo sono cazzi tuoi”.
Il mio diavoletto custode mi tenta consigliandomi di suggerire alla signora un sistema infallibile per ottenere l’invalidità, dato ci tiene tanto e cioè di portare suo marito, bermuda e ciabatte infradito comprese, sull’autostrada più vicina e una volta lì farlo attraversare mentre passa un autotreno.
E di aggiungere anche che in tal caso non avrei remore a suggerirle di presentare la domanda perché se sopravvivesse, l'invalidità non la negherebbe nessuno.
Quando sto per aprire bocca e proporre alla tipa questa soluzione interviene il mio angioletto custode mi tappa la bocca proprio all’ultimo minuto.
Disgraziato.
Lo so che sei il mio angioletto custode e che, sicuramente, mi vuoi bene e che fai solo il tuo mestiere, però, qualche volta, lasciami divertire un pochetto.


"Lo vuoi un caffè?"- Chiede quello.
“Non qui però. Andiamo a prenderlo su una piazzola dell’autostrada " - risponde l’altro.








giovedì 4 luglio 2019

Lo vuoi un caffe? # 451 - Rickete, RACKETE, Ra,,,



Carola Rackete 

Confesso di  non essermi accorto di quanto grave fosse la crisi di questo paese fino al momento in cui tutti, la famosa gggente, hanno cominciato a dissertare, a discutere ad esprimere pareri, perlopiù non richiesti, su complicate questioni riguardanti il diritto marittimo, il diritto internazionale e il diritto costituzionale.
In particolare ciò è avvenuto nelle ultime settimane in occasione della figuraccia fatta fare al nostro paese dal un sedicente Ministro degli interni, riguardo alla vicenda della nave “Sea Wacth
Sono rimasto molto colpito, in particolare, dal fatto che tanti colleghi si sono accodati al coro delle puttanate, accalorandosi oltre misura, e dal fatto che abbiano contribuito, così facendo, ad alimentare un chiacchiericcio inutile, sconclusionato, fuori luogo, buono solo a dare aria a corde vocali e a neuroni evidentemente inutilizzati da tempo.
Mi sono chiesto anche leggendo alcuni commenti dove fossero alcuni questi miei “colleghi” quando all’Università spiegavano la gerarchia delle fonti, le esimenti le aggravanti, il principio di responsabilità personale e tanti altri elementi fondamentali, basi del diritto, la cui conoscenza è alla base della professione.
 Voglio sperare fossero andati a prendere un caffè al bar e a far la corte alla cassiera bona.
Quello che mi fa specie il fatto che questi soggetti, scrivendo le loro idiozie e le tante inesattezze con le quali si sono riempiti la bocca, hanno dimostrato, non solo, di non aver studiato la lezione che si sono persi ai tempi, ma anche di non aver neanche avuto il buon gusto e la curiosità di aprire un libro sull’argomento, per farsi un’idea prima di mettersi a esprimere pareri - meglio sarebbe dire cazzate -di grande spessore giuridico e culturale sui social, pareri che mi sarei aspettato più di sentir esprimere dal barista che a suo tempo serviva il caffè.
Anzi no… Che dico? Chiedo scusa ai baristi perché per fare il barista ci vuole competenza, bisogna conoscere le materie prime, le macchine per fare il caffè, la giusta tostatura della polvere, i trucchi del mestiere. Altrimenti il caffè viene uno schifo.
Insomma, anche per quelli che sono considerati dei lavori “umili”, ci vuole competenza, conoscenza, esperienza, abilità.
Qui, invece, che son tutti intellettuali, laureati addirittura, tutti fini giuristi sembra che si possa parlare di tutto praticamente a cazzo, pur di dire qualcosa, di affermare la propria presenza in questo mondo che altrimenti passerebbe inosservata, giustamente inosservata.
 Si dice l’Italia sia la patria del diritto ma non quello di cui discettano certi personaggi, quello del codice di Hannurabi, diventato il riferimento ineludibile di qualunque discussione, il faro dei cazzari.
Forse sarebbe il caso di fare una sorta di “tagliando” a tutti quei giuristi da tastiera che in questi ultimi giorni ci stanno ammorbando su Internet, e non solo, con i loro commenti.
Non si può più aprire un social, non si può accedere ad Internet, non dico poi leggere un quotidiano o guardare una trasmissione in tv senza trovarsi di fronte qualcuno pronto a dire la sua senza neanche sapere di che cosa stia parlando. Mi riferisco, per par condicio, anche a coloro che acriticamente sposano questa o quella tesi per partito preso pur di andare a quel posto all’avversario, così a prescindere.
Bisogna anche dire che avere un bulletto adolescente con gli ormoni disordine e amante dei selfie, come Ministro degli Interni non aiuta certo
Dato  l’esempio che viene offerto del resto cosa potremmo aspettarci?

“Lo vuoi un caffè?” - Chiede quello
“Solo se dimostri di aver studiato” - risponde l’altro

giovedì 20 giugno 2019

Lo vuoi vuoi un caffè? 450 - Smoke on the water



La collega - una bella ragazza alta, capelli lunghi neri, occhi in tinta e tacchi assassini - ferma al centro dell'aula, si guarda intorno.
Ritta sui tacchi, stringe a sé il fascicolo della sua udienza, e scruta nervosamente i presenti, quasi volesse chiedere loro qualcosa senza averne il coraggio.
La vedo mordicchiarsi le unghie mentre continua a guardarsi intorno sempre più agitata.
Ad un certo punto guarda nella mia direzione - sono seduto ad uno dei banchi a scrivere il mio verbale d'udienza.
Alla mia destra, appollaiato su un lato del tavolo, un collega, un po' in sovrappeso che non ho mai visto prima, con una faccia che lo fa somigliare ad un personaggio dei cartoni animati.
La tipa lo fissa e, sospinta da un improvviso coraggio, gli si avvicina sfoderando il suo miglior sorriso.
"Hai una sigaretta?" - chiede al tipo svelando il motivo del suo nervosismo.
Si tratta di un tipico caso di tabagista in crisi di astinenza da nicotina.
Il collega, la guarda con la sua faccia sorniona, che deve essere la sua espressione naturale, e le sorride tastandosi la giacca.
"No, mi dispiace" - lo sento rispondere mentre sulla faccia della collega si dipinge una espressione di delusione che le gela sul viso il sorriso facendolo diventare una specie di smorfia.
"Però ho un sigaro. Lo vuoi?" - le chiede lui, sorridendole con la sua faccia da gatto che guarda con interesse il topo, prima di mangiarlo.
La collega, sgrana gli occhi, si irrigidisce.
Freme come se l'avesse insultata.
Avvampa in viso.
Si gira sui tacchi e si allontana senza salutare.
Il tipo, con un'espressione mortificata sul viso: "Ma cosa ha capito questa? A che sigaro ha pensato mi riferissi? Mi ha equivocato. Davvero volevo offrirle questo” dice mostrandomi uno spiegazzato pacco di toscani.

"Lo vuoi un caffè?"- chiede quello.
"Fumante"- risponde l'altro


sabato 1 giugno 2019

Lo vuoi un caffè? # 449 - Solo uscita per entrare



"Il mondo è fatto a scale Santità; c'è chi scende e c'è chi sale"- così il Conte Tacchia, alias Alberto Sordi rispondeva al Papa in una delle scene finali dell'omonimo film.
Ma anche per quanto riguarda gli ingressi occorre accordarsi sul fatto che possano essere utilizzati solo per uscire o anche per entrare. 

"Lo vuoi un caffè?" - chiede quello.
"Sono confuso, non so decidermi" - risponde l'altro.

mercoledì 29 maggio 2019

Lo vuoi un caffè? #448 - Compilescion


Roxy by Figure Photography on Flickr
Una  delle cose che si impara in questo mestiere è la pazienza. 
Se non sei paziente, o se non impari ad esserlo, e inutile incaponirsi nel fare questo mestiere. Le attese dietro la porta del cancelliere che è uscito o del giudice che è andato,magari, a prendere il caffè o, peggio, il tuo interlocutore che ti mette in attesa e si dimentica della tua esistenza fa parte, quasi geneticamente, della professione.
Ripensando a tutte le segreterie telefoniche che mi è toccato ascoltare in circa venti anni di carriera mi permette di stilare una classifica, quasi una top ten, delle musichette da segreteria che mi è capitato di ascoltare. Dalle più insulse e banali  alle più strane ed inaspettate. 
A ripensarci potrei farne una compilation…
Centralino del Policlinico di X -George Gherswin "Rapsodia in blu"-Raffinati. Uno dei pezzi più belli di sempre. Quasi quasi ti vien voglia di chiamarli solo per essere messo in attesa… 
Ministero della X -Rondò Veneziano "Quartetto d'archi"-Micidiale, nuoce gravemente alla salute, e per la segreteria del Ministero X questo non è un buon viatico. come quelle segreterie che ti infliggono Chopin per un buon quarto d'ora prima che qualcuno si degni di risponderti. Ascoltandola si rischia di avere un attacco mortale di glicemia.
Segreteria telefonica del collega X-Brian Eno "Music for AirPorts"-Ambient, pure troppo… Solo i più forti sopravviveranno al suo ripetuto ascolto. I più deboli, o i più furbi, chiuderanno la chiamata e manderanno al diavolo l'interlocutore e le sue menate intellettuali.
Segreteria telefonica Studio Associato X-David Bowie "Heroes"-Egocentrici e un po' montati e poi, benedetti ragazzi, usare il Duca per una banale segreteria telefonica non si può proprio sentire.
Segreteria telefonica della cliente B-Biagio Antonucci "No Signora, No"-Non so a voi, ma a a me lui è sempre stato un po' sulle balle… Anzi mi sta parecchio sulle balle. Non so perché, così…
Segreteria telefonica della società Z-Wagner "La Cavalcata delle Valchirie"- Si tratta del tipico caso di segreteria intimidatoria, pensata per intimidire e respingere. Ogni volta che uno la sente, infatti, è portato a pensare immediatamente alla celebre scena del film "Apocalipse Now". La prospettiva però è quella dei vietnamiti che corrono sulla spiaggia, mentre gli elicotteri dei marines li inseguono mitragliandoli e bombardandoli.
Segreteria telefonica Comune di X-Vivaldi "Le Quattro Stagioni"- Un classico. Preferisco pensare che chi l'ha installata stesse pensando a che pizza ordinare quella sera…
Segreteria telefonica di X- Musica tecno ( a rincoglionire) . Alla tua età è tardi per fare il nottambulo, ritiratisi prima la sera. Altrimenti domattina in udienza mi tocca aspettarti fino a tarda ora. E credimi, non ne ho affatto voglia.
Ed infine, apoteosi finale la segreteria telefonica di X - "La canzone di Puffi" cantata da Cristina d'Avena. Un genio.
"Lo vuoi un caffè?"- chiede quello.
"No, grazie. Piuttosto cantami qualcosa"- risponde imbronciata l'altra.


venerdì 17 maggio 2019

Lo vuoi un caffè? #447 - No Bra Club





















 No Bra Club
foto di Joakim Karissom
tratta da Flickr

G. è un avvocato molto bravo. Preciso, attento, pignolo, puntiglioso se necessario, gentile e affabile con i clienti.
Insomma non gli mancherebbe nulla per essere uno dei principi del foro. Se non fosse per un suo piccolo "difetto": le donne.
Non è in grado di resistere ad uno sguardo ammaliante rivoltogli da un essere di sesso femminile, moderatamente attraente, di età compresa tra i 18 e i 65 anni.
Quando ciò accade - e accade molto spesso - in lui scatta qualcosa che gli annebbia il cervello e contribuisce a fargli accettare casi, oltre che discutibili, anche molto complicati.
Questi suoi "rapimenti" fanno sì che si rivolga, non appena ne abbia l'occasione ad un qualunque collega gli si pari davanti per avere consiglio.
Come se non bastasse è anche logorroico, anzi molto logorroico. Per cui le sue domande sono precedute sempre dalla puntigliosa, lunghissima, intricata, incasinata narrazione del problema che già di per sé è un caos pazzesco.
Per cui quando, come a me l'altro giorno, ti blocca per chiederti "consiglio" non resta che farsi il segno della croce, allacciare le cinture di sicurezza, e sperare che tutto finisca presto.
La cliente, questa volta una piacente quarantenne, bionda, fisico tonico stando alla foto di ordinanza che G si è immediatamente per procurato su Facebook e che non manca di mostrarmi - ha acquistato due anni addietro un immobile all'asta, stipulando un mutuo ventennale con la banca per procurarsi la disponibilità economica necessaria. L'idea era quella di ristrutturare l'immobile per andarci poi a vivere con il suo fidanzato - che per inciso, a quanto pare, l'ha piantata in asso dopo un fidanzamento ultradecennale per mettersi con l'amica.
La tipa si è resa presto conto di aver sbagliato i suoi calcoli e che i soldi non sarebbero stati  mai sufficienti per completare i lavori.
Per risolvere questa situazione ha deciso di vendere l'immobile trovando sulla sua strada – quando si dice la fortuna - un compratore, un autentico stronzo, squattrinato, insomma un imbroglione – che, evidentemente, l’ha ammaliata con il suo savoir-faire convincendola a stipulare un contratto di vendita nel quale il possesso dell'immobile era immediatamente trasferito al compratore, mentre il contratto definitivo veniva rinviato a sine die. Dopo aver pagato per un paio di mesi regolarmente le rate, così come concordato, il tipo le ha detto di essere stato licenziato e di avere grossi problemi economici.
Il tipo, però, oltre il problema aveva anche la soluzione e cioè avrebbe affittato l'immobile ad una sua conoscente che pagando la pigione avrebbe consentito alla nostra bionda di pagare il mutuo.
Sistemata la cosa il tipo si è reso subito irreperibile.
 All'indirizzo riportato nell'atto di compravendita non risulta nessuno con quel nome, la conduttrice dell'immobile ha cominciato a pagare in maniera irregolare l'affitto e l'amichetta del mio collega si è trovata davvero nei guai avendo, nel frattempo, perso anch'essa il lavoro.
A questo punto è andata in studio da G, su consiglio di una sua amica già cliente del nostro, per prospettargli il caso e cercare una soluzione - in studio, per inciso, la bionda si è presentata indossando una camicetta, molto striminzita, sbottonata fino al terzo bottone, che lasciava intravedere tutto il ben di Dio di cui madre natura ha provveduto a dotarla.
Dopo una lunga consultazione - durante la quale lo sguardo di G. non si è mai staccato dalla scollatura della tipa - il collega G ha deciso, com’era prevedibile, di accettare l'incarico. Dimenticandosi, peraltro, di chiedere anche il canonico anticipo.
Dopo una lunga serie di infruttuosi tentativi per recuperare il credito, G ha provato anche ad ottenere una sentenza di adempimento, che il giudice gli ha pure concessa, ma non avendo il compratore nulla da perdere il mio collega si è ritrovato al punto di partenza con un pugno di mosche in mano.
A questo punto la biondina è ritornata in studio del G, con le lacrime agli occhi, chiedendogli aiuto. G, in difficoltà, e non sapendo più cosa fare ha pensato bene di chiederlo al primo fesso incontrato per strada.
Cioè io.
Dopo aver ascoltato tutta la storia ho riflettuto un po' prima di rispondergli.
Devo confessare che più che suggerirgli di andare da un buon esorcista non ho saputo.

"Lo vuoi un caffè?" - chiede quello.
"Valle retro caffeina" - risponde l'altro

sabato 11 maggio 2019

Lo vuoi un caffè? # 446 - Tempi Duri

Foto di Photobelmondo
tratta da Flickr
A leggere i titoli dei quotidiani che ogni giorno ci informano della crescente popolarità e del crescente consenso intorno alla castrazione chimica e alla legittima difesa/offesa mi viene da pensare che questo non può essere il paese che ha dato i natali a Cesare Beccaria.
L'illuminismo è morto e sepolto insieme allo stato di diritto.
Per cui è meglio preoccuparsi di stipulare  un nuovo contratto sociale.
Il codice di Hammurabi, meglio conosciuto come la legge del taglione, mi pare un buon punto di partenza.
Per i tempi che corrono è un esempio di garantismo.

"Lo vuoi un caffè?" - chiede quello
"Se mi aiuti a berlo perchè mi hanno tagliato le mani"- risponde l'altro

sabato 27 aprile 2019

Lo vuoi un caffè? # 445 - La bella e le bestie



La collega A avanza nel corridoio del Tribunale ancheggiando, seguita dagli sguardi ipnotizzati  e un tantino allupati , dei numerosi colleghi maschi presenti.
In effetti A è uno spettacolo a vedersi - alta, magra , bruna, occhi neri - e il fatto che si stia dirigendo verso di noi non fa che aumentare a dismisura il nostro amor proprio di maschietti, ancor chè un po bietoloni.
"Ciao ragazzi come state ? " trilla con la sua vocina facendo sbandare un collega di passaggio e disegnando sulle facce mia e di N un sorriso a 82 denti; C ,invece,  rimane stranamente indifferente allo spettacolo e continua a fumare la sigaretta nel vano del balcone.
Io e N , gonfi come la rana della favola , ci pavoneggiamo nella compagnia di A ,suscitando più di un colpo apoplettico nei maschietti presenti a causa della nostra, fin troppo esibita, famigliarità con lo splendore semovente di A.
In particolare noto che ad un collega seduto sulla panca a redigere il verbale quasi viene via la mascella per la meraviglia.
All'improvviso C, riemerge dal suo silenzio,e si rivolge ad A indicando il foulard che ha  intorno al collo aggiungendo un gesto inequivocabile con la mano.
"Non ti piace?" - chiede lei sgranando gli occhioni e infilzando C con uno sguardo ammaliatore che avrebbe ucciso uno con il cuore debole.
C non si scompone e ricambiando serissimo lo sguardo le dice perentorio:"Toglilo! Non si vede niente.  Ne scollatura ne tette".
Un silenzio tombale cala sul nostro gruppo .
A inspira profondamente visibilmente contrariata e guardandoci tutti in viso ci gratifica con un :" Siete proprio delle bestie!" e si allontana, sempre ancheggiando, verso l'aula di udienza seguita dallo sguardo di un paio di colleghi che per questa loro distrazione rischiano di investire il Giudice H di passaggio in quel momento.
Io ed N ci guardiamo in faccia . C continua a fumare come se niente fosse.
N alla fine esprime  quello che è anche il mio dubbio:"Perchè SIETE? " in fin dei conti noi non abbiamo detto nulla.

"Lo vuoi un caffè?" - chiede quello.
"Lo vogliamo, lo vogliamo" - risponde l'altro usando il plurale maiestatis

mercoledì 24 aprile 2019

Lo vuoi un caffè? # 444 - Capacità di sintesi



Una delle caratteristiche riconosciute normalmente agli avvocati è la capacità di piegare il linguaggio alle proprie esigenze spaccando in quattro il capello per estrarre il significato più utile alle esigenze del momento.
Questa capacità oratoria spesso genera delle pallosissime ed autoreferenziali menate che finiscono il più delle volte, per ammorbare gli ascoltatori senza essere di alcuna utilità alla risoluzione dei problemi.
Una delle capacità più apprezzate, almeno da me, è la capacità di sintetizzare in poche parole una situazione complessa di tratteggiare una figura, di farsi capire …
A saperlo fare sono in pochi, pochissimi….
Uno di questi è l'avvocato X. Grande affabulatore , grande maneggione, introdotto negli ambienti politici e urbani che contano della città, conosciuto da tutti per la sua capacità di comunicazione, e capace di suscitare simpatia con i suoi modi affabili.
L'altro giorno mi sono rivolto a lui per chiedergli se conoscesse un tale che si occupa di politica e gli affari.
Lui, sentito il nome, senza neanche alzare lo sguardo da quello che stava facendo ha risposto in maniera esaustiva ed icastica : E’ una merda ".
un ritratto chiarissimo con sole tre parole.
Un maestro.
“Lo vuoi un caffè?” – chiede quello
“Un altro vorrai dire?” – risponde l’altro

giovedì 4 aprile 2019

Lo vuoi un caffè?#443 - Lost in Traslation



Voglio sperare che la traduzione del cartello si sia resa necessaria per qualche motivo che non so e non perchè qualcuno, non riuscendo a capire, abbia cominciato a farla dove capitava.

"Lo vuoi un caffè?" - chiede quello.
"No, grazie. Ho visto cose in bagno che voi umani....." - risponde l'altro.

mercoledì 27 marzo 2019

Lo vuoi un caffè ?#442 - Vie di fatto



Ti trovo davvero in forma smagliante avvocato C”- saluto baciandola sulla guancia la mia collega che non vedo da parecchio tempo
Seee… In forma smagliante …. Io invece mi sento tutti i miei anta altro che “ – mi risponde lei ravvivandosi il capello ordinatamente spettinato ondeggiando  sul consueto tacco dodici
Davvero lo dico da maschietto e con tutto il rispetto se non fossi impegnato un pensierino serio serio su di te lo farei” – le confermo manifestando apertamente la mia sincera  ammirazione maschile
Dici ?” – mi fa lei dubbiosa.
Queste donne non le fai un complimento e si arrabbiano, lo fai e dubitano......
Oh ragazza, alla fine, se non credi a quello che ti ho detto per convincerti non mi restano che le vie di fatto e non mi sembra il caso dato il luogo nel quale ci troviamo.

"Lo vuoi un caffè?" . chiede quello
"Perchè me lo chiedi?" - risponde dubbioso l'altro.

lunedì 25 marzo 2019

Lo vuoi un caffè? #441 - (Wo)Men of Glory



La professione forense non è adatta alle donne“- sostiene con convinzione maschilista il collega X spaparanzato su una seggiola nell’ufficio del Giudice di Pace che a stento regge la sua mole.
Il collega Y lo contesta sostenendo che, invece, vi sono colleghe  molto molto brave e colleghi che, invece, che sono delle autentiche capre.
Ne nasce tra i due una discussione piuttosto animata durante la quale il giovane collega Y elettosi a paladino del gentil sesso comincia a elencare per nome e cognome una serie di colleghe che, a suo parere, rappresentano degnamente la parte femminile dell’avvocatura decantandone le capacità professionali.
 Il collega X , invece, sempre spaparanzato sulla piccola, gemente, seggiola e asciugandosi con il fazzoletto il sudore dalla fronte esprime su ogni singolo nome il suo icastico, sprezzante giudizio.
La collega V?” fa Y
Meglio se sta a casa a fare la calza” risponde X
F? “– insiste Y
Una figlia di papà che non capisce un cazzo” – contesta greve X
La collega H, quella bionda di T vuoi dire che non è brava?” – si accalora X
Un gran pezzo di figa nulla più” – replica X sventolano il suo fazzoletto intriso di sudore.
“E della collega P che ne pensi?“ – gli fa ad un tratto inserendosi nella discussione un altro collega che non conosco.
Vedo X esitare e poi rispondere:”Quella si che è un vero uomo!”
Mi spiega poi sogghignando lo sconosciuto collega che l’avvocatessa P ha massacrato in udienza il panzone solo pochi giorni prima facendogli fare una figura davvero meschina.

“Lo vuoi un caffè? – chiede quello
“Certo che si maschione “ – gli risponde l’altro ammiccante

Lo vuoi un caffè? #440 - Coffee Shock



Io ed il collega LC ci incontriamo nei corridoi dopo aver adempiuto ai nostri rispettivi doveri, ci scambiamo la fatidica domanda: “Lo vuoi un caffè?”.
Scendiamo al bar, allegri e spensierati, contenti per aver finito quello che ci toccava fare.
Ci presentiamo alla cassiera per lo scontrino e pensando di fare gli spiritosi.
“Allora, un decaffeinato e…” - dico io.
“…un caffeinato” - fa LC.
“Prego?” - fa la cassiera  all’insolita richiesta.
“Un decaffeinato ed un caffeinato” - ripetiamo, sorridenti soddisfatti per aver potuto rifare la nostra spettacolare battuta.
Ma quella,  furba come una faina, non intende darci soddisfazione, si inacidisce, e: 
“Avvocati, in latino il DE è un privativo. Lo si aggiunge a un sostantivo per produrre un altro sostantivo con significato inverso. Non ha senso toglierlo per ricavarne un neologismo con significato aggiuntivo…." 
La risposta ci lascia senza fiato, restiamo come due idioti con lo scontrino a mezz'aria.
"Viene un euro e cinquanta!” - chiude lei.

“Lo vuoi un caffè?" - chiede quello
"Ma in latino come si dice?" - risponde l'altro

Lo vuoi un caffè? #439 - Discorsi tra uomini




Allora che ne pensi?” – mi chiede mentre siamo in udienza l’avv. E, minuta e sorridente a proposito della tizia che mi ha presentato poco prima al bar 
Bella ragazza…”  le rispondo un pò distratto continuando a scrivere 
Solo bella ragazza? Guarda che ho visto come ti cascava l’occhio nella sua scollatura…” -  insiste E rifilandomi una gomitata complice nel costato facendomi sobbalzare.
Devo dire che l’occhio nella scollatura ci cascava volentieri”- le rispondo. 
Belle tette eh?” – insiste perfida E dandomi ancora, ripetutamente, di gomito e rendendo la mia scrittura ancora più tremolante e illeggibile del solito.
La tua amica ha due gran belle tette” – ammetto esasperato dal suo continuo sgomitare – “E adesso che fai? Glielo vai a dire?“ – le chiedo in tono di sfida.
No non ti preoccupare A … Questi sono commenti che rimangono tra noi uomini” – mi fa lei improvvisamente seria riprendendo a scrivere il suo verbale.

''Lo vuoi un caffè?" Chiede quello 
"Amaro come solo i veri uomini" - risponde l'altro 


Musica - Banco del Mutuo Soccorso - Moby Dick



Grande Moby Dick, dove saranno tutti gli amanti che hai 
dolce Moby Dick, nessuno ti ha baciata mai.
Grande Moby Dick, regina madre segui le stelle che sai 
non fidarti della croce del sud, la caccia non finisce mai.

E danzerai sopra una stella marina 
e danzerai colpendo al cuore la luna 
Chi impazzì dietro a te non tornò mai più.

La sorte corre nella tua scia colpo di coda e vola via.

E danzerai sopra una stella marina 
e danzerai colpendo al cuore la luna 
Moby Dick, bada a te se t'innamorerai.

E vola via colpendo al cuore la luna 
Chi impazzì dietro a te, non tornò mai più.
Non fidarti della croce del sud, la caccia non finisce mai.

Dormi Moby Dick, spegni le ali e dormi sicura se vuoi 
tanto i cavalieri del Santo Graal, non ti raggiungeranno mai.

E vola via sopra un vascello fantasma 
e vola via verso una terra promessa 
Moby Dick bada a te se t'innamorerai.

E danzerai sopra una stella marina 
e danzerai colpendo al cuore la luna 
chi impazzì dietro a te non tornò mai più...

Moby Dick
Banco del Mutuo Soccorso 
1983