lunedì 13 gennaio 2020

Lo vuoi un caffè? #465-Chi va piano…



In un ambiente piuttosto maschilista come quello del Tribunale è meglio non rispondere, al cellulare, con voce affannata: "Sì. Si . Vengo. Vengo." ad una collega che ti chiede: "Vieni?" per sapere dove sei finito perché il giudice sta per chiamare la tua causa.
Potreste essere equivocati.

"Lo vuoi un caffè?" - chiede quello
"Forse è meglio" -risponde l'altro

lunedì 30 dicembre 2019

Life on Mars -Gott mitt uns?


E tutto vidi nella creazione di Dio
Ma ad ogni cosa che esiste
A tutto quel che accade sotto il sole
Un senso l'uomo non riesce a dare 
Lì sopra gli uomini si affaticano
Senza poter trovare
E il sapiente che dice di sapere
Neppure lui ha trovato

l'Ecclesiaste

domenica 22 dicembre 2019

Life on Mars- Requiem



Non ci vuole un grande spirito di osservazione o una piccola svedese per capire che siamo  su una brutta strada e che, allegramente, come i passeggeri della famosa nave affondata durante il viaggio inaugurale, stiamo andando più o meno inconsapevolmente incontro al baratro.
Questo pensiero non mi abbandona mentre sullo schermo del computer scorrono le immagini del disastro.
Le immagini di centinaia di alberi secchi, morti, sradicati ridotti a legna da ardere dopo, spesso, secoli  di onorato servizio, scorrono sullo schermo senza un suono.
Per uno che appartiene questa terra è del tutto naturale considerare gli ulivi che sfilano ai bordi delle strade, che punteggiano i campi di terra rossa parte integrante della propria esistenza, una parte di sé come le mani o i piedi.
Quasi degli amici o dei parenti ai quali si è molto affezionati e ai quali si vuole molto bene.
Sarà per quel loro venir fuori da terra e di rimanervi aggrappati in maniera così faticosa, dura…
Sarà per lo sforzo fatto rimasto impresso indelebilmente, in maniera traumatica, nel legno dei loro tronchi contorti.
Sarà per il ricordo della fatica fatta per nascere alla luce del sole che ci ricorda le amarezze e le gioie della vita.
Sarà perché ci sono sempre stati prima di noi e per questo abbiamo sempre fidato della loro eternità pensando che sarebbero rimasti lì per sempre a far la guardia anche dopo che l'ultimo di noi fosse andato via.   
Proprio perché fidavamo la loro immortalità, nella loro eternità muta, nulla ci aveva preparato allo scempio odierno.
La semplice visione di un filmato girato con un telefonino da un'automobile in marcia sulla statale della durata di 2- 3 minuti è sufficiente a lasciare senza fiato, muti, a far salire le lacrime agli occhi.
La desertificazione del mare grigio verde  che dal Salento a nord di Bari copre questa terra a causa degli errori della politica, delle resistenze degli agricoltori, dell'incapacità degli ambientalisti, dei veti incrociati tra opposte fazioni è oramai vicina a un punto di non ritorno.
Un piccolo focolaio di infezione, prontamente individuato, è divenuto la causa scatenante dell'evento epocale del quale siamo testimoni quello della fine di un mondo e di una civiltà - quella contadina dell'olio - tanto celebrata, quanto negletta.:  
È triste pensare che se le cose non cambieranno al più presto, e dubito che lo facciano, presto qui sarà tutto un deserto .
Un deserto infinito di giganti morti e trasformati in legna da ardere.
Non ci vuole una grande intelligenza o una piccola svedese per capire che siamo sull'orlo di del baratro.

sabato 14 dicembre 2019

Lo vuoi un caffè? #464 - Il telefono, la tua croce



Il collega P è una persona davvero molto educata. Infatti, quando termina una conversazione al telefono, non manca mai di salutare l'appuntato in servizio addetto alle intercettazioni .

La voce della collega X è incredibilmente roca, sensuale. Non resisto alla tentazione e le faccio un azzardato complimento galante.
 "Ti ringrazio collega" mi risponde lei sconsolata "ho solo una bronchite pazzesca".

Al telefono la voce di A e un biascicare continuo e incomprensibile. Oramai quando lo chiamo prendo appunti sulla fiducia.

La cornetta del telefono e appoggiata sul piano della  scrivania da circa mezz'ora. La signora C continua imperterrita a parlare d'altro capo del telefono senza interrompersi nemmeno per sputare.


"Lo vuoi un caffè?" - chiede quello.
"…" - risponde, afono, l'altro

venerdì 6 dicembre 2019

Lo vuoi un caffè? #463 - Questione di Feeling




"Alla signora X il medico ha riconosciuto altri 30 giorni di prognosi" -informo il mio collega facendo il punto della causa della signora vittima di un incidente stradale.
"Meglio per noi guadagniamo più" - risponde lui, luciferino..
In questo mestiere a volte si raggiungono punte di cinismo inimmaginabili.

"Lo vuoi un caffè?. " chiede quello
"Purché non sia avvelenato" - risponde l'altro

mercoledì 27 novembre 2019

Lo vuoi un caffè? #462-Legittima Difesa




Trasferire lo studio al pianterreno della mia nuova casa non è stata una buona idea.
Dopo la “sorpresa” che mi ha fatto qualche tempo fa il signor X spiandomi attraverso i vetri della porta d’ingresso ci si è messo anche il Sig. F che ha avuto la capacità non solo di entrare senza che nessuno se ne accorgesse all’interno del mio giardino ma, addirittura, di intrufolarsi in casa dalla porta sul retro lasciata aperta dalla signora delle pulizie e di sbucare alle mie spalle esplodendo con la sua voce chioccia in un festoso saluto a pochi centimetri dal mio orecchio destro.
Quando mi sono ripreso, e credetemi ce n’è voluta, ho fatto un legittimo cazziatone al Sig. F, il quale non si è reso minimamente conto delle possibili conseguenze del suo operato.
Con le nuove norme sulla legittima difesa, se avessi avuto con me un’arma, gli avrei potuto tirare un paio di colpi a bruciapelo con giusta ragione e lasciarlo morto sanguinante sul pavimento.
Per sua fortuna sono un pacifista….
Anche se non so per quanto ancora…

“Lo vuoi un caffè?” - chiede quello
“Non avresti una mazza ferrata da prestarmi piuttosto?” - risponde l’altro

lunedì 11 novembre 2019

Lo vuoi un caffè? #461 - A vitello tonnato non si guarda in bocca



Il telefono squilla rabbioso.
"Pronto" rispondo un po' seccato dall'interruzione.
È il signor X che vuole delucidazioni sulla sua causa.
"Mi dica… Mi dica…"  rispondo continuando distrattamente a frugare tra le carte sulla mia scrivania.
"Si signor X lo so che i cani randagi le hanno ucciso delle bestie nella sua azienda agricola".
Non deve essere stato un bello spettacolo alzarsi la mattina e trovare quel macello nel cortile
"Sì, certo… Stiamo agendo nei confronti del Comune per ottenere il risarcimento"
Che seccatore!Gli avrò spiegato l'intera procedura per almeno dieci volte.
"No, in questo momento non le so dire a quanto ammonterà il risarcimento. La prassi è che il giudice nomina un c.t.u. che valuta la questione tenendo conto dei prezzi del bestiame sui principali mercati boari della regione e poi stabilisce l'entità del risarcimento".
Adesso vuole darmi un suggerimento.
"Certo sentiamo questo suggerimento" - gli rispondo sperando di chiudere presto la conversazione.
X di comunica la sua idea.
Quando ha finito rimango un po' perplesso.
Mi faccio coraggio e gli rispondo.
Lui resta in silenzio e un po' deluso dalla mia risposta mi saluta e chiude la conversazione.
Sospiro
Non credo che il giudice prenderebbe bene l'idea far passare un vitello come un animale da affezione per aumentare l'ammontare del risarcimento.

"Lo vuoi un caffè?" chiede quello.
"Muuuuuu"-risponde l'altro

sabato 26 ottobre 2019

Lo vuoi un caffè? #460 - Dark Room



Ogni volta che devo salire su, al sesto piano, a chiedere informazioni all'Ordine inizio a tremare all'idea di dovermi infilare in uno di quei minuscoli montacarichi che qualcuno si ostina ancora a chiamare ascensori.
Sono talmente piccoli ed affollati che dentro si sta come le sardine nell'olio della scatoletta con tutte le conseguenze e gli imbarazzi per caso soprattutto quando ti trovi pressato addosso a qualcuno, uomo o donna che sia.
Eccolo che arriva…
Si aprono le porte e, prevedibilmente, è pieno come un uovo tranne che per un piccolo posticino che occupo costretto dal bisogno.
Si chiudono le porte.
Non c'è la luce.
Si sale completamente al buio.
Speriamo che a qualcuno non venga in mente di allungare le mani e toccarmi sedere.

"Lo vuoi un caffè?" - chiede quello.
"Al buio non accetto nulla" - risponde l'altro.

martedì 22 ottobre 2019

Lo vuoi un caffè? #459 -Non aprite quella porta



Ho trasferito qualche mese fa il mio studio al piano terra della villetta dove adesso abito.
L'ingresso si affaccia, bucolicamente, non più sul pianerottolo condominiale ma sul giardino in questo periodo ancora pieno di sole e di verde.
La porta a vetri dello studio è diventata una finestra sul mondo nella quale fanno la loro comparsa una serie di inaspettati protagonisti.
Ad esempio la sera vedendo la luce accesa all'interno i gatti del vicinato vengono, uno alla volta, ad accertarsi che io ci sia e, sbirciando, attraverso la porta a vetri educatamente salutano e, soddisfatti, se ne vanno.
Ciò accade ogni sera al punto da essere diventata un'abitudine e se qualcuno manca all'appuntamento gli altri, me compreso, si preoccupano.
I miei più assidui "badanti" sono un gattone grigio, dall'aria un po' incazzata, ed una gatta bianca e nera che materna, oserei dire, non va via finché non è sicura che io ci sia e, soprattutto, che le faccia un saluto. 
L'altra sera, però, ho rischiato l'infarto .
Alzando lo sguardo dei documenti che stavo studiando ho visto nel vano della porta un'ombra che mi scrutava chissà da quanto tempo.
Non nascondo di aver lanciato un urlo, spaventato, pensando ad un ladro o Dio solo sa cos'altro.
Fortunatamente era solo il signor M che trovandosi a passare per la strada, avendo visto la luce accesa nello studio aveva pensato bene di entrare nel giardino per farmi una sorpresa.
Che poteva essere l'ultima.
Mortacci suoi.

"Lo vuoi un caffè?" - Chiede quello.
"Datemi un bicchiere d'acqua piuttosto" - annaspa l'altro.

Lo vuoi un caffè? # 458 - Scacco Matto



L'altro giorno ho ritirato un atto di un collega dall'ufficio notifiche.
Mentre lo sfogliavo velocemente per vedere di cosa si trattasse, lo sguardo mi è caduto su una frase: "L'attore si arrocca il diritto di…".
Mi sono venute le lacrime agli occhi per le risate…
Si arrocca. Da non crederci, come cazzo si fa a scrivere una cosa del genere in un atto giudiziario?
Vedo entrare nell'ufficio il collega X.
Un po' su di giri gli chiedo, scherzosamente: "X ma tu ti sei mai arroccato un diritto?"
X mi risponde, secco, senza neanche pensarci: "Non so che dirti, non so giocare a scacchi"

"Lo vuoi un caffè?" -Chiede quello
"Nemmeno per idea" - risponde l'altro


venerdì 27 settembre 2019

Lo vuoi un caffè? #457 - Social Mente



"Ti vedo preoccupato"  - chiedo al mio insolitamente torvo collega  "Cosa succede?"
"Domani ho udienza davanti al giudice di X" mi risponde lui con la faccia preoccupata delle grandi occasioni.
Strano il mio collega non è il tipo da spaventarsi per così poco. 
L'ho visto gestire udienze infuocate al limite della rissa mantenendo una invidiabile calma olimpica
"Si tratta di un'udienza particolare?"- chiedo incuriosito ed anche un po' preoccupato.
"No, no… Niente di tutto questo è solo che domani la mia controparte è rappresentata dalla collega K" mi risponde lui come se questa informazione potesse chiarire tutti i miei dubbi.
"E qual è il problema? Non ti mangerà mica? È una bella ragazza.Ti piace sin dai tempi dell'Università
Lui ci riflette su un attimo e poi mi risponde: "La collega la mangerei molto volentieri. E tra i i miei contatti di Facebook. Ha pubblicato le foto delle vacanze al mare. In costume da bagno e la cosa mi rende  molto difficile parlare seriamente con lei senza pensare ad altro"E gira verso di me lo schermo del portatile per farmi guardare.
In effetti…
La collega merita e molto.
Rimango un po' deluso  dal fatto che  queste fortune capitano sempre gli altri, i miei contatti sui social al massimo pubblicano i selfie con il capitone scattati in spiaggia quest'estate.

."Lo vuoi un caffè?"- chiede quello
"Purché non sia tratto da qualche social"-risponde l'altro

lunedì 2 settembre 2019

Lo vuoi un caffè? #456 -Ansiosa Mente



Ci siamo lasciati l'ultimo giorno di Luglio, dopo una lunga telefonata di rassicurazioni, con l'intesa di risentirci a Settembre dopo la fine del periodo di sospensione feriale dei termini processuali per chiedere al giudice aggiornamenti sulla sua causa.
Mi ha chiamato stamattina alle 7:30 per chiedermi se ci fossero novità.

"Lo vuoi un caffè?" - Chiede quello.
" Preferirei un bidone di Valium non per me ma per un amico" -risponde l'altro

mercoledì 7 agosto 2019

Lo vuoi un caffè? #455 – The Dreamer



Lo vedo arrivare in studio nel caldo torrido di un assolato sabato pomeriggio agostano più rimbambito del solito a causa, ma non solo, della temperatura africana all’esterno, indossando un clamoroso paio di pantaloncini corti abbinato a incongrui sandali da pellegrino francescano.
Sospiro rassegnato. Per fortuna, mi rassicuro mentalmente, il tipo deve consegnarmi solo dei documenti necessari al deposito urgente di un atto che lo riguarda.
Consegna che, dato il personaggio e nonostante l’urgenza imposta dalla situazione, ho dovuto contrattare.
Infatti lunedì “sono in vacanza con la mia compagna”, domenica c’è il ragù e “ allora facciamo sabato nel tardo pomeriggio” anche se alla fine arriva in studio con circa quattro ore di anticipo sull’orario concordato.
Cerco di sbrigare la pratica nel più breve tempo possibile, non ho molta voglia di perdere altro tempo, e recuperati i documenti lo accompagno alla porta insieme alla sua compagna che non lo lascia più da solo e lo marca a vista annotando mentalmente ogni parola che dice che ogni firma che mette.
Sulla soglia mentre ci salutiamo si ferma un attimo e mi dice: “Avvocato ti devo dire una cosa. L’altra notte ho sognato che eravamo tutti e due insieme in un bosco di notte. Che vuol dire?”
Lo guardo, esterrefatto, con gli occhi sbarrati lottando contro il diavoletto che è in me che mi suggerisce l’unica risposta possibile in una situazione come questa: “E che cazzo ne so?”.
Alla fine l’angioletto custode prevale e allora, con la massima serenità possibile, gli rispondo: “Avrà mangiato della peperonata?”
Ride contento alla mia stupidissima battuta. Mi saluta di nuovo, mi auguro buone vacanze e va via marcato a vista dal suo cane da guardia.
Mentre lo guardo allontanarsi mentre nella mia testa rimbomba la solita, eterna, domanda: “Perché tutti a me? Perché tutti a me? Perché tutti me?”

“Lo vuoi un caffè?” Chiese quello
“… Perché tutti me? Perché tutti me? Perché tutti me?”- Ripete come una nenia all’altro




giovedì 1 agosto 2019

Lo vuoi un caffè? #454 - Love Kill



A guardarli adesso con lui che fa il simpatico con il fidanzato della figlia più grande e lei che continua a fare la ritrosa e a tirarsela un po’ fintamente offesa sembra che negli ultimi due anni, tra di loro, non sia accaduto nulla.
Eppure per chi sa , non più tardi di due settimane fa si scambiavano reciprocamente auguri di morte tra le più atroci sofferenze, si picchiavano per strada in una maniera che neanche nei bassifondi più sordidi, si negavano il diritto di visita alle figlie, per non parlare poi delle questioni economiche.
Adesso, mentre siamo in attesa che il giudice ci chiami per l’udienza, sembrano due piccioncini -magari ancora un po’ arruffati-in amore.
Scuoto la testa e mi allontano per rispondere ad una chiamata sul cellulare.
Fuori della finestra il cielo sulla città in questo Luglio incerto è nero e si è scatenata una gradinata che Dio solo lo sa, chicchi grandi come una noce tempestano i passanti e le automobili parcheggiate.
Chiamano la nostra causa.
 Con il collega ci avviammo verso l’aula a seguito dei piccioncini.
Il giudice trovandosi di fronte i due contendenti ha un attimo di esitazione - anche per lui le ultime udienze non sono state semplici - poi si schiarisce la voce e chiede a noi avvocati: “Cosa facciamo oggi?”
Con il collega ci scambiamo uno sguardo in tralice e rivolgendomi al giudice gli annunciò la novità. “I nostri clienti hanno deciso di riconciliarsi Signor Giudice”.
L’austero magistrato si immobilizza, stupito, mi guarda quasi chiedendo conferma delle mie parole.
 Non ci crede.
Poi, per un attimo, guarda fuori dalla finestra la tempesta che imperversa.
“Adesso capisco perché piove così tanto oggi” -commenta.

“Lo vuoi un caffè?” - Chiede quello.
“Al ghiaccio”  - risponde l’altro


mercoledì 31 luglio 2019

Lo vuoi un caffè? # 453 - Lezioni private





Una laurea in giurisprudenza non si nega a nessuno, pertanto, in molte famiglie c’è chi pur avendo conseguito il titolo, piuttosto che confrontarsi con il mercato, ha preferito, legittimamente sia ben chiaro, altre strade.
Conseguenza di questa situazione è quella di sentirsi dire dai clienti mentre si discute che mio nipote, mio figlio, mio genero mi ha detto che si può fare in questa maniera e che lei avvocato sta sbagliando.
 Il tutto risulta aggravato dal fatto che le informazioni sulle quali queste affermazioni sono fondate sono acquisite all’ingrosso su Internet, senza alcun filtro e alcun criterio.
Il che, oltre a causare una comprensibile orchite al professionista che mentre cerca di fare il suo mestiere vede messa in discussione la sua competenza, la sua lealtà e la sua correttezza suscita una rabbia che non può essere espressa come si converrebbe ovvero ricordando il proprio interlocutore le origini di ogni componente della sua famiglia.
Purtroppo la mamma ci ha fatti educati e, in tanti anni di professione, abbiamo imparato ad essere pazienti e, pertanto, cerchiamo di mantenere un minimo di decoro e di comportarci bene nei confronti di questi soggetti che, non contenti di aver scelto una strada più semplice, continuano a martoriare testicoli a chi, come il sottoscritto, deve stare sempre attento ad essere il migliore per rimanere sul mercato facendo fronte contemporaneamente ad una concorrenza spietata.
Recentemente mi è capitato un episodio del genere quando delle potenziali clienti, a tutti i costi, volevano denunciare penalmente un loro congiunto.
Non riuscendo a spiegarmi la ragione di tanto astio verso un loro parente- lo so, sono un sentimentale, i parenti possono essere dei serpenti velenosissimi in certe occasioni, però…- senza aver prima verificato altre strade percorrendo le quali magari si sarebbe riuscito ad evitare un inutile conflitto, tenendo conto che il denunciando non ci sta tanto con la testa e che avrebbe bisogno di aiuto.
Facendomi coraggio ho chiesto: “Ma come mai vuole a tutti i costi presentare questa denuncia? Facendolo considerate in quali condizioni si trova il vostro congiunto, se lo fa sarà costretta a denunciare ogni volta che quello da di matto.”
La tipa, che lavora a stretto contatto con delle persone “importanti”, le quali se magari si limitassero a fare solo il loro mestiere eviterebbero di incasinare situazioni altrimenti risolvibili con un minimo di buon senso.
La tipa che ha acquisito per un processo osmotico favorito dalle sue frequentazioni altolocate competenze professionali anche in campo giuridico mi sottolinea, piccata, di avere un figlio laureato in giurisprudenza e che il ragazzo, pur facendo altro, e stato su tutta notte a scrivere la denuncia e dopo aver finito di scrivere cotanto capolavoro le ha detto di essere molto contrariato a causa del protrarsi di questa situazione aggiungendo che stava perdendo tempo e le ha consigliato di procedere senza ulteriori indugi.
A questo punto, piuttosto seccato, le faccio la domanda di rito in questi casi: “Allora perché venuta da me? La sua decisione l’ha già presa e, mi pare, abbia deciso di seguire i consigli suo figlio.”
E lei, con fare comprensivo nei miei confronti, mi ha risposto: “Avvocato, se ho tardato a procedere e perché mio figlio voleva confrontarsi con un collega”
Non ce la faccio più.
 Mi sento rispondere: “Cuore di mamma, voleva solo che gli correggersi la denuncia. Magari ha scritto qualche cazzata”.
La signora, sorpresa, mi guarda a bocca aperta come se le avessi proposto di offrirsi a un branco di beduini allupati dopo una lunga traversata carovaniera nel deserto
Mi dispiace che se la sia presa.
 Ma cosa pensava che dicessi?
Povero cocco? Vieni ti aiuto io?
Ma vaffanculo, piuttosto!

“Lo vuoi un caffè?” -Chiede quello
“Aspetta devo consultarmi con mio figlio” - risponde l’altro