martedì 27 febbraio 2024

Lo vuoi un caffè? - 502 - Parenti Serpenti (Again)



La sig.ra X, seduta in punta ad una delle sedie nel mio studio, vomita giudizi non richiesti sull'operato dello sconosciuto collega che avrebbe truffato, nella sua lacunosa ed alquanto fantasiosa ricostruzione dei fatti, il defunto fratello abusando del suo ruolo di amministratore di sostegno.

La ascolto mordendomi il labbro per non mandarla a quel paese munita  di biglietto di prima classe solo andata.

Non perché debba difendere a spada tratta, quale involontario rappresentante della categoria, i disonesti che pure ci sono, purtroppo, ma da fastidio sentire accusare qualcuno senza prove da gente che non si interroga mai circa i propri comportamenti, in qualità di "amorevoli parenti", nei confronti dei presunti truffati quando questi avevano più bisogno mostrando un interesse maggiore al destino del patrimonio dello sfortunato congiunto che alle sue condizioni e alle sue reali esigenze di vita.

del resto quando uno ti risponde che non sa neanche chi e quando è stato nominato un amministratore di sostegno e, soprattutto, per giustificarsi di tanta ignoranza ammette candidamente che il fratello non lo vedeva da anni cosa puoi aspettarti di diverso?

La sig.ra X con le sue stridule cazzate , piuttosto, mi conferma ancora una volta, anche se non c'era bisogno, che anche che delle persone "per bene" spesso bisogna avere davvero paura.


"Lo vuoi un caffè?" - chiede quello.

"sinceramente mi è passata la voglia" - risponde l'altro.


martedì 13 febbraio 2024

Lo vuoi un caffè? #501 - PARENTI SERPENTI


Agli inizi della professione quando si era ancora giovani e di belle speranze, alcuni clienti venivano in studio pretendendo di modificare la procedura processuale e di azzerare i tempi di un giudizio sulla base di quanto avevano appreso da misteriosi, ma ben informati, "cugini", che, indipendentemente dalla loro reale esistenza o meno, pontificavano come conigli su ogni argomento dello scibile umano sul quale riuscivano a mettere bocca infilando nella testa dei loro "parenti" alcune delle teorie e delle tesi più fantasiose e creative mai sentite nel corso dell'intera storia dell'umanità.

"Me lo ha detto mio cugino" era la frase, accompagnata da un sorrisetto soddisfatto e furbo, che certificava la bontà di quanto sostenuto con convinzione granitica, sicuramente degna di miglior causa.

Solo allora cominciava la, lunga, fase di disintossicazione del poveretto dalle corbellerie del "cugino"; fase che comportava in alcuni casi, mi correggo in numerosi casi, anche il ricorso da parte del legale alla minaccia del pagamento da parte del cliente anche nell'area fino a quel momento ispirata oltre che del tempo fatto perdere all'ascoltatore e, nei casi estremi, anche alla minaccia fisica con contorno di urla e di gesti plateali e teatrali ad indicare la porta dello studio, per affrontare, finalmente, "quando ormai calavano le prime ombre della sera" come avrebbe detto qualcuno, e più di una volta quando erano calate anche le seconde, il problema per il quale erano venuti in studio.

Dopo oltre vent'anni di professione alcuni clienti almeno, continuano ad arrivare in studio trafelati ed eccitati e a pretendere, ancora una volta, di conoscere il sistema per piegare la procedura processuale alle loro personali esigenze di celerità spiegando al loro interlocutore, oramai non più di primo pelo, con grande dovizia di particolari come fare sulla base di quanto frammentariamente appreso su Internet che ha sostituito i "cugini" quale istigatore di teorie strampalate e di disinformazione generalizzata su argomenti spesso anche molto delicati sui quali si è chiamati ad intervenire e ad agire.

L'unica soddisfazione e che anche la fase di disintossicazione del cliente è diventata smart, non necessitando più di lunghe ed interminabili spiegazioni. 

Solitamente è sufficiente chiedere a questi agguerriti millennians del diritto perché dovrebbero pagare un legale se non ne hanno bisogno? 

Vi potrà sembrare strano ma funziona.


"Lo vuoi un caffè?" - chiede quello.

"E un po' che non prendo uno. Andiamo" - risponde l'altro sorridendo



mercoledì 19 aprile 2023

MUSICA -FIGLI DI ANNIBALE - ALMAMEGRETTA

 


Annibale grande generale nero

con una schiera di elefanti attraversasti le alpi e ne uscisti tutto intero

a quei tempi gli europei non riuscivano a passarle neanche a piedi

ma tu Annibale grande generale nero 

tu le passasti con un mare di elefanti

lo sapete quanto sono grossi e lenti gli elefanti?

eppure Annibale gli fece passare le alpi con novantamila uomini africani

Annibale sconfisse i romani

resto in Italia da padrone per quindici o vent'anni

ecco perché molti italiani hanno la pelle scura

ecco perché molti italiani hanno i capelli scuri

un po' del sangue di Annibale è rimasto a tutti quanti nelle vene

È rimasto a tutti quanti nelle vene

nessuno può dirmi stai dicendo una menzogna

non se conosci la tua storia

sai da dove viene il colore del sangue

che ti scorre nelle vene

durante la guerra pochi afroamericani riempirono l'Europa di bambini neri

cosa credete potessero mai fare in venti anni di dominio militare

un'armata di africani in Italia meridionale

 un'armata di africani in Italia meridionale

ecco perché ecco perché noi siamo figli di Annibale

meridionali figli di Annibale

sangue mediterraneo figli di Annibale

Figli di Annibale
Figli di Annibale - 1993
Almamegretta

domenica 8 gennaio 2023

Lo vuoi un caffè? #500 -EPIFANIA

 

foto di Marco Skacco

il collega H qualche giorno prima dell'Epifania ha pubblicato un simpatico post in un affollato gruppo on-line di discussione frequentato da avvocati e, soprattutto, da avvocatesse augurando alle colleghe un buon lavoro per la notte dell'Epifania e di non affaticarsi troppo a consegnare i regali.

Ad oggi il suo corpo non è stato ancora ritrovato.


"Lo vuoi un caffè?" - chiede quello

"Solo se lo riscaldi con il carbone che ti ha portato la Befana" - risponde l'altro

sabato 22 ottobre 2022

Lo vuoi un caffè? 499 - ALTISSIMO PROFILO



Il nuovo governo ha giurato e tra qualche giorno dopo aver incassato prevedibilmente la fiducia alla Camera ed al Senato entrerà nel pieno delle sue funzioni.

Il tutto avviene in ragione dell'esito delle elezioni del 25 settembre scorso secondo le regole della Costituzione ma non sono molto ottimista sulla capacità e la volontà delle persone che compongono l'attuale maggioranza di rispettare le regole democratiche e i diritti acquisiti e ciò sia per La qualità delle persone che La compongono sia per le idee, a mio avviso malsane, che girano nelle loro teste.

una prima avvisaglia di quello che potrebbe accadere si è già avuta con la presentazione da parte dell'ex MSI, poi AN, ora Forza Italia e domani chissà, Maurizio Gasparri di un progetto di legge teso a modificare l'art. 1 del codice civile che recita: "la capacità giuridica si acquista al momento della nascita" precisando inoltre che "i diritti riconosciuti al concepito sono subordinati all'evento della nascita".

Il noto giurista, già famoso per non aver scritto la legge sulle televisioni, ha presentato un disegno di legge che se approvato sposterebbe il riconoscimento della capacità giuridica dalla nascita al momento del concepimento rendendo in tal maniera il feto titolare di diritti giuridici e potenziale vittima di un reato come ad esempio l'omicidio e in uno schema del genere la interruzione di gravidanza, il cui divieto è un altro dei cavalli di battaglia del nostro, potrebbe essere così interpretata.

viene da chiedersi se il nostro abbia considerato che in caso di approvazione della sua furbata ogni adolescenziale smanettamento subinguinale potrebbe portare all'accusa di aver commesso una strage se non, addirittura, in caso di sesso orale, ad una di cannibalismo?

"Lo vuoi un caffè?" - chiede quello

"Nero considerati i tempi" - risponde l'altro.

sabato 17 settembre 2022

lunedì 13 giugno 2022

Lo vuoi un caffè?#498 - VOILA L' ETE

 


Avete presente quelle serate estive nelle quali ci sono un’aria e una temperatura pressoché perfette che fanno venir voglia di restare svegli fino al mattino?

Bene… Questa è una di quelle serate e io sono in studio a causa di una scadenza a far nottata per terminare l’atto entro domani mattina.

Una notte così, però, non posso perderla e quindi spalanco le finestre per poterla godere almeno un po’.

Fuori non si sente un rumore.

Solo un frinire di grilli che mi sorprende piacevolmente e le voci di due fidanzati che discutono in strada appoggiati al cofano della macchina.

 “Che bella l’estate” - penso colto da un attacco di romanticismo - “Le stelle, i grilli, i litigi tra innamorati”.

A dire il vero dal tono alterato della voce di lei mi sembra che sia in corso una discussione piuttosto animata.

Aguzzo le orecchie per ascoltare meglio.

Da quello che capisco lei rimprovera lui di trascurarla e di andarsene in giro con i suoi amici a parlare e a guardare le altre.

Lui, con voce flebile, tenta di inserirsi nel flusso di parole e di insulti che lei gli riversa addosso e la chiama ripetutamente “amore” senza riuscire, però, a proseguire interrotto dalla voce sempre più stridula e rabbiosa di lei che, invece, lo definisce senza mezzi termini, “stronzo” e “ insensibile” e lo accusa di trascurarla e di preferibile i suoi amici “alcolizzati” e “ubriaconi che non fanno un cazzo dalla mattina alla sera…”.

Lui tenta ancora di prendere l’iniziativa con un timido “Tesoro posso spiegarti…” ma lei ormai è partita per la tangente e, sempre più arrabbiata, con voce sempre più alta lo chiama ripetutamente “stronzo” “puttaniere” accusandolo di lasciarsi incantare da una certa “Tonia” la quale, mi pare di capire, abbia un tatuaggio tra le tette tra le quali gli occhi di lui vagano, spesso, beati.

Lui, dal tono della voce che usa quando tenta di inserirsi nella discussione sembra stia perdendo la pazienza.

Inizia ancora una volta il suo discorso con un tenero “amore…” per essere immediatamente zittito da lei che lo manda senza mezzi termini “a fanculo” insieme a “quella zoccola pompinara”.

All’improvviso lo sento alzare la voce esasperato e facendo ricorso a tutto l’orgoglio maschile che ancora gli rimane le urla contro un definitivo : “amò mo ti a da na stampat n’ mocc ci non a finisc e non m lass parla’ (trad. Amore adesso di devo dare un calcio in bocca se non la finisci e non mi lasci parlare) zittendola all’istante.

All'improvviso tutto è silenzio.

Spero che abbiano fatto pace.

Comunque quando sono andato via dallo studio sull’asfalto non c’erano tracce di sangue o frammenti di denti.

è vero anche che prima che scendessi dallo studio è passato il camion della nettezza urbana che lava le strade.

 

“Lo vuoi un caffè?” - chiede quella.

“Solo se mi fai vedere i tuoi tatuaggi” -risponde l’altro.

 

martedì 7 giugno 2022

Lo vuoi un caffè? #497 - FILIAZIONE ILLEGITTIMA

 

Ho appena messo fine ad una irritante conversazione con il dottor X, c.t.u. (purtroppo) in una delle mie cause, il quale infastidito dalle mie richieste di chiarimenti su alcuni punti del suo lacunoso elaborato peritale ha cercato di svicolare cercando di darmi una non richiesta oltre che piuttosto fantasiosa lezione di medicina legale. Adesso che mi sono calmato lo immagino andarsene in giro per i vari sali e tabacchi della città ad acquistare tagliandi e biglietti di ogni tipo di lotteria esistente sulla faccia della terra per soddisfare la sua ludopatia e sputtanarsi oltre al patrimonio anche quel poco che gli resta della sua reputazione.

Il dottor M ha preso così sul serio le disposizioni anti-covid al punto di calendarizzare le visite dei pazienti con un intervallo di 15 minuti l’una dall’altra compreso il tempo necessario per provvedere a disinfettare il suo studio. Era dai tempi della Ferrari campione del mondo di Formula 1 che non vedevo simili tempi al pit stop.

Il dottor T è universalmente noto essere uno che lavora sulla quantità e non sulla quantità. Recentemente ha redatto le perizie senza neppure preoccuparsi di leggere la documentazione prodotta dai miei clienti, uno dei quali nel frattempo, stanco di aspettare la prossima udienza per avere i necessari chiarimenti, ha pensato bene di passare a miglior vita malgrado l’esimio luminare della scienza medica lo abbia ritenuto nei suoi scritti presente a se stesso ed in grado di deambulare e vivere senza l’aiuto di nessuno. Spero che non lo prenda come uno sgarbo personale.

L’esimio chirurgo T, invece, si collega direttamente con il paziente da un’altra stanza per visitarlo dimostrando insospettabili doti paragnostiche oltre quelle, già note nell’ambiente, di grande paraculo.

Il dottor N è sempre molto attento ed orgoglioso della sua abbronzatura, abitudine presa facendo il mozzo sulla barca del barone universitario al quale ha leccato oltre che il ponte della barca anche il culo fino a diventare primario. Di dermatologia? Purtroppo no, sarebbe stato troppo semplice scontato. Primario di ortopedia e ho detto tutto.

Il dottor W non ha ancora capito che le perizie si scrivono personalmente dopo aver visitato i pazienti e letto la documentazione allegata agli atti e non si fanno scrivere alla segretaria con la quale si ha una duratura relazione extramatrimoniale. Così facendo si evita di attribuire a qualcuno, nello specifico il mio cliente, dei polmoni di acciaio cosa della quale nessuno mai dubitato essendo un ex atleta e trascurando, l’insignificante particolare dell’amputazione di entrambe le gambe a causa di un incidente che lo ha costretto sulla sedia a rotelle per negargli l’indennità di accompagnamento.

Il mio collega ha deciso che d’ora in poi si curerà con l’omeopatia ma non perché ci creda o perché magari funziona ma perché il massimo che può aspettarsi, in termini di effetti collaterali, è un attacco di dissenteria.

“Lo vuoi un caffè?” - chiede quello.

“Mettici dentro del lassativo ed offrilo al dottore, piuttosto.” - risponde l’altro


domenica 5 giugno 2022

Lo vuoi un caffè? 496 - Che lo sforzo sia con voi

 


Avevo appena cominciato ad abituarmi alle inquietanti capacità telepatiche della Sig.ra X che le consentono di far coincidere le sue moleste telefonate con la prima forchettata della mia cena serale ed alle capacità medianiche del Sig. M in grado di percepire la mia presenza e di fiondarsi alla porta dello studio ogniqualvolta mi capita di premere il tasto dell’interruttore della luce quando a questo gruppo di mutanti si è aggiunta l’insospettabile Sig.ra G.

Ieri Le ho inviato un messaggio molto formale per ricordarle l’orario dell’appuntamento.

Stamane ho trovato la sua risposta che mi ha lasciato senza parole conoscendo il suo proverbiale formalismo e la sua specchiata educazione.

Sullo schermo del mio cellulare è apparsa l’immagine del protagonista di non so quale manga giapponese che fa ok con la mano esibendo un pollicione smisurato in rapporto alle dimensioni del corpo in un tripudio di colori cangianti e musichette elettroniche assortite.

Sul mercato stanno commercializzando un nuovo allucinogeno.

Non si spiega altrimenti…

 

“Lo vuoi un caffè?” - chiede quello.

“Mi sapresti indicare che tipo di arma ha utilizzato quel bastardo in Texas?” - risponde l’altro

domenica 1 maggio 2022

Lo vuoi un caffè? 495 - IN MEMORIAM


nel blu

arzach foto


I luoghi che frequentiamo non sono vuoti e impersonali.

Sono fatti di cose e di persone e di storie, di sedie utilizzate come attaccapanni e di scrivanie lottizzate per ricavare uno spazio per scrivere, di caffè frettolosi in piedi al banco del bar nella confusione di metà mattinata tra gomitate e pacche sulle spalle, di chiacchiere e qualche pettegolezzo in attesa del proprio turno, di sostituzioni in udienza dell’ultimo minuto che durano una eternità, di scaffali ed uffici zeppi di fascicoli accatastati ovunque e di sorrisi e di facce arrabbiate…

Di tutto ciò e di tanto altro ancora.

Ed è per questo che le assenze degli amici si sentono di più.

 

“Lo vuoi un caffè?” - Chiede quello

“Però oggi offro io e non si discute” - risponde l’altro

lunedì 25 aprile 2022

Musica - Hanno crocifisso Giovanni - Marlene Kunz - 25 APRILE 2022


Profughi - Ucraina 2022

Hanno crocifisso Giovanni alla porta

come un cane bastardo

Hanno crocifisso Giovanni alla porta

come un cane bastardo

come un cane bastardo

come un cane bastardo

In posizione verticale

è la vita, l'albero

il pagliaio, la casa

In posizione verticale

e la vita, l'albero

il pagliaio, la casa

La morte è vicina alla terra

quanto e più del grano che marcisce

La morte è vicina alla terra

quanto e più del grano che marcisce

In posizione verticale

e la vita, l'albero

il pagliaio, la casa

In posizione verticale

e la vita, l'albero

il pagliaio, la casa


Hanno crocifisso Giovanni alla porta

Marlene Kunz

Materiale Resistente - 1995 

giovedì 21 aprile 2022

Lo vuoi un caffè? 494# - STILL LIFE

 



È un fatto inequivocabile che oggi, soprattutto dopo gli ultimi anni di smart working e contatti a distanza, siamo tutti alla mercé di quella entità misteriosa dalla quale dipendono la nostra vita quotidiana e il nostro lavoro: la connessione.

Come faremmo a pagare il contributo unificato se non ci fosse una app che ci permette di trasferire il denaro dal nostro (sofferente) conto corrente a quello (voracissimo) del Ministero della Giustizia? Come faremmo a consultare i registri della cancelleria per controllare le peripezie delle nostre pratiche senza il nostro nuovo (strapagato) applicativo dedicato? Come faremmo a contattare il nostro collega dall’altro capo del mondo per (tentare di) definire una causa che non vale il costo della telefonata per poi litigare con il cliente per il rimborso delle spese?

E questo per non parlare della nostra vita “civile”…

 Siamo dipendenti totalmente dalla connessione anche per il nostro tempo libero, per il nostro divertimento, per la gestione della nostra vita quotidiana…

Ed è per questo ci sentiamo persi quando la mattina arrivati in studio accendiamo il computer per scoprire che qualcosa non va nella nostra connessione.

Immediatamente, trattenendo a stento il panico che si impossessa di noi e riorganizzando mentalmente l’intera giornata, contattiamo senza alcun indugio quell’altra entità misteriosa che risponde al nome di “servizio clienti” alla quale ci rivolgiamo, oramai divorati dall’ansia, per risolvere al più presto il problema altrimenti siamo fuori dal mondo, isolati dal resto della civiltà umana, dei reietti…

Il mitico “servizio clienti” si manifesta con i suoi tempi dilatati dopo averci sottoposti a varie prove iniziatiche tra le quali la prova di resistenza dell’attesa in linea per poi giungere a confrontarsi in un surreale corpo a corpo con la voce sintetica ed incorporea dell’assistente digitale che ovviamente non capisce una beata m… mettendoti in attesa, prova che segue quella di decrittazione del menu ad albero nel tentativo di trovare la strada per venir fuori dal labirinto delle opzioni e delle offerte proposte e poter, finalmente, parlare con l’operatrice (si spera) umana, annoiata e sottopagata che, previa minaccia (vagamente intimidatoria) di registrazione della telefonata per non meglio precisati fini, ascolta le vostre suppliche e, dopo essersi consultata, con il “tecnico” , che sarà qualcosa tipo l’oracolo per i greci, in un linguaggio esoterico sentenzia una risposta tipo: “Proviamo a prendere uno stuzzicadenti, infilarlo nel foro, quello minuscolo che troverà nella parte posteriore dell’apparecchio e proviamo a resettare tutto. Dovrebbe funzionare”

A questo punto provo a immaginare il primo uomo in viaggio verso Marte a bordo di una sofisticatissima navicella spaziale che si trova a dover affrontare un imprevisto. 

Lo immagino chiamare Houston a milioni di miglia di distanza per sentirsi rispondere: “Prendi  uno stuzzicadenti…” e vedo la sua faccia terrorizzata mentre sospeso nel vuoto, a metà strada dalla meta e senza possibilità di rientrare alla base, realizzare che è finita.

Come me ora che dovrò ricevere la signora X e dirle che non sono riuscito ad inviare al collega la sua documentazione perché la connessione non andava.

“Lo vuoi un caffè ? ” - chiede quello.

“Mi ci vuole proprio. Stamattina non sono connesso” - risponde l’altro

venerdì 18 marzo 2022

Lo vuoi un caffè? #493 - Supercalifragilistichespiralidoso


Si dice nell’era del pensiero unico dominante che l’informatica ci aiuterà ad essere sempre più efficienti nel lavoro e ad aumentare la produttività risparmiando tempo e fatica.

Non è vero!

L’altro giorno ho richiesto al signor X di inviarmi con una certa sollecitudine alcuni documenti dei quali avevo urgente bisogno.

Il tipo mi ha risposto, sollecito: “Non si preoccupi avvocato. Mi dia solo l’indirizzo”.

Poiché ero per strada ho risposto di prendere carta e penna e di segnare l’indirizzo che ho provveduto a dettare facendo lo spelling: “l’indirizzo è questo: nome, cognome tutto scritto in caratteri minuscoli senza interruzioni chiocciola libero.it.”

Qualche giorno dopo non avendo ancora ricevuto nulla ho contattato il tipo chiedendogli se ci fossero stati problemi.

“Ho già spedito tutto il giorno stesso all’indirizzo che mi ha dato”  - risponde lui.

“Ma io non ho ricevuto nulla … Magari ha solo sbagliato a digitare l’indirizzo correttamente” -azzardo.

“È probabile… Lei avvocato ha un indirizzo lunghissimo” -risponde lui con un tono di rimprovero a malapena celato nella voce.

“Come un indirizzo lunghissimo?”- Mi stupisco, il mio indirizzo e-mail si è sempre composto di nome cognome e il gestore.

 Poi, all'improvviso, un'illuminazione :“Ma che indirizzo ha scritto. Me lo può rileggere per favore.”

“Avvocato l’indirizzo al quale le ho inviato documenti è questo" - legge tutto d'un fiato: "nomecognometuttoscrittoincaratteriminuscolisenzainterruzionichiocciolalibero.it” .

“ha visto quanto è lungo avvocato?”- mi fa notare lui un po’ piccato mentre nella mia testa rimbalza come una pallina da ping-pong impazzita la solita eterna domanda che mi faccio in queste occasioni: Perché tutti a me?, Perché tutti a me ?…

 

“Lo vuoi un caffè?” - chiede quello.

“Meglio un bazooka” - risponde l’altro

lunedì 14 febbraio 2022

Lo vuoi un caffè? 492 - San Valentino

 


Lei, ex ragazza prodigio alle superiori, vincitrice giovanissima del concorso in magistratura nei primi anni 90 quando la figura del magistrato era all’apice della credibilità per via dell’inchiesta di “Mani Pulite ”; poi tanti anni trascorsi in terra di mafia e di camorra, sposata con il lavoro e divorziata dal marito…

È rientrata a casa dopo tanto tempo ed è stata assegnata ad uno sperduto ufficio a sopportare una delle cancelliere più antipatiche di tutti i tempi.

Tutto ciò l’ha portata a chiudersi sempre più in se stessa e a rendersi universalmente antipatica all’intero orbe terracqueo, complice la presenza ostile quella spacca coglioni della cancelliera di cui sopra che non perde occasione per parlarne male alle spalle e per fare le pulci al suo operato.

Lei ha reagito stabilendo delle tempistiche rigidissime per la trattazione delle cause a ruolo dedicando a ciascuna di esse non più di cinque minuti di tempo ed obbligando tutti ad attendere pazientemente il proprio turno lontano dalla sua cattedra.

 Lui, seconda generazione di avvocati, figlio d’arte, parlantina sciolta e battuta pronta, allegro, coinvolgente, un “casinista” con il quale è sempre stato piacevole avere a che fare. Adesso nel suo elegante completo tre pezzi di colore pastello, leggermente e, sospettosamente, abbronzato nonostante si sia ancora in inverno, gestisce con sorprendente efficienza, alla faccia di chi lo conosce solo superficialmente, l’avviato studio che ha ereditato dal padre.

Da oramai oltre mezz’ora sono lì sulla cattedra che si parlano e si sorridono e ridacchiano, fottendosene dei mugugni degli indispettiti colleghi presenti.

Lei ha, nuovamente, gli occhi luminosi di un tempo mentre lui è particolarmente sorridente ed affabile.

La cancelliera, quella grande rompicoglioni lasciatemelo dire, assiste a questa metamorfosi del giudice a bocca aperta senza riuscire a darsi una spiegazione.

La sofisticata collega che mi siede accanto nel banco in attesa del proprio turno, invece, sbuffa come una vaporiera e si lamenta sottovoce del tempo che il giudice sta dedicando al collega, ovviamente sottraendolo a lei che ha tante cose da fare.

Come si fa a spiegarle che saranno almeno trent’anni che quei due non si incontravano? E che forse hanno parecchio da dirsi?

L’ultima volta che ricordo di averli visti insieme ballavano un lento durante un ballo organizzato durante il periodo del carnevale al tempo del liceo.

Lui era vestito da Paperino mentre lei, innamoratissima come si può essere soltanto a quell’età, vestita da principessa delle favole gli si aggrappava con le braccia al collo mangiandoselo con gli occhi.

Che tempi, che tempi…

Che ne vuoi sapere tu, sofisticata collega dai capelli tinti e dal trucco pesante che a stento maschera la tua acidità?

 

“Lo vuoi un caffè?” - chiede quello.

“Passami un cioccolatino, ho bisogno di affetto” - risponde l’altra con sguardo sognante