lunedì 13 giugno 2022

Lo vuoi un caffè?#498 - VOILA L' ETE

 


Avete presente quelle serate estive nelle quali ci sono un’aria e una temperatura pressoché perfette che fanno venir voglia di restare svegli fino al mattino?

Bene… Questa è una di quelle serate e io sono in studio a causa di una scadenza a far nottata per terminare l’atto entro domani mattina.

Una notte così, però, non posso perderla e quindi spalanco le finestre per poterla godere almeno un po’.

Fuori non si sente un rumore.

Solo un frinire di grilli che mi sorprende piacevolmente e le voci di due fidanzati che discutono in strada appoggiati al cofano della macchina.

 “Che bella l’estate” - penso colto da un attacco di romanticismo - “Le stelle, i grilli, i litigi tra innamorati”.

A dire il vero dal tono alterato della voce di lei mi sembra che sia in corso una discussione piuttosto animata.

Aguzzo le orecchie per ascoltare meglio.

Da quello che capisco lei rimprovera lui di trascurarla e di andarsene in giro con i suoi amici a parlare e a guardare le altre.

Lui, con voce flebile, tenta di inserirsi nel flusso di parole e di insulti che lei gli riversa addosso e la chiama ripetutamente “amore” senza riuscire, però, a proseguire ininterrotto dalla voce sempre più stridula e rabbiosa di lei che, invece, lo definisce senza mezzi termini, “stronzo” e “ insensibile” e lo accusa trascurarla e di preferibile i suoi amici “alcolizzati” e “ubriaconi che non fanno un cazzo dalla mattina alla sera…”.

Lui tenta ancora di prendere l’iniziativa del discorso con “Tesoro posso spiegarti…” ma lei ormai è partita per la tangente e, sempre più arrabbiata, con voce sempre più alta lo chiama “stronzo” “puttaniere” accusandolo di lasciarsi incantare da una certa “Tonia” la quale, mi pare di capire, abbia un tatuaggio tra le tette tra le quali gli occhi di lui vagano, spesso, beati.

Lui, dal tono della voce che usa quando tenta di inserirsi nella discussione sembra stia perdendo la pazienza.

Inizia ancora una volta il suo discorso con un tenero “amore…” per essere immediatamente zittito da lei che lo manda senza mezzi termini “a fanculo” insieme a “quella zoccola pompinara”.

All’improvviso lo sento alzare la voce esasperato e facendo ricorso a tutto l’orgoglio maschile che ancora gli rimane le urla contro un definitivo : “amò mo ti a da na stampat n’ mocc ci non a finisc e non m lass parla’ (trad. Amore adesso di devo dare un calcio in bocca se non la finisci e non mi lasci parlare) zittendola all’istante.

All'improvviso tutto è silenzio.

Spero che abbiano fatto pace.

Comunque quando sono andato via dallo studio sull’asfalto non c’erano tracce di sangue o frammenti di denti.

 

“Lo vuoi un caffè?” - chiede quella.

“Solo se mi fai vedere i tuoi tatuaggi” -risponde l’altro.

 

martedì 7 giugno 2022

Lo vuoi un caffè? #497 - FILIAZIONE ILLEGITTIMA

 

Ho appena messo fine ad una irritante conversazione con il dottor X, c.t.u. (purtroppo) in una delle mie cause, il quale infastidito dalle mie richieste di chiarimenti su alcuni punti poco chiari del suo lacunoso elaborato peritale ha cercato di svicolare dandomi una non richiesta oltre che piuttosto fantasiosa lezione di medicina legale. Adesso che mi sono calmato un po’ preferisco pensare a lui che se ne va in giro per i vari sali e tabacchi della città ad acquistare tagliandi e biglietti di ogni tipo di lotteria esistente sulla faccia della terra per soddisfare la sua ludopatia e sputtanarsi oltre al patrimonio anche quel poco che gli resta della sua reputazione.

Il dottor M ha preso così sul serio le disposizioni anti-covid al punto di calendarizzare le visite dei pazienti con un intervallo di 15 minuti l’una dall’altra compreso il tempo necessario per provvedere a disinfettare il suo studio. Era dai tempi della Ferrari campione del mondo di Formula 1 che non vedevo simili tempi al pit stop.

Il dottor T è universalmente noto essere uno che lavora sulla quantità e non sulla quantità. Recentemente ha redatto le perizie senza neppure preoccuparsi di leggere la documentazione prodotta dai miei clienti, uno dei quali nel frattempo, forse stanco di aspettare la prossima udienza per avere i necessari chiarimenti, ha pensato bene di morire malgrado l’esimio luminare della scienza medica lo abbia ritenuto nei suoi scritti presente a se stesso ed in grado di deambulare e vivere senza l’aiuto di nessuno. Spero che non lo prenda come uno sgarbo personale.

L’esimio chirurgo T, invece, si collega direttamente con il paziente da un’altra stanza per visitarlo dimostrando insospettabili doti paragnostiche oltre quelle, già note nell’ambiente, di grande paraculo.

Il dottor N è sempre molto attento ed orgoglioso della sua abbronzatura, abitudine presa facendo il mozzo sulla barca del barone universitario al quale ha leccato oltre che il ponte della barca anche il culo fino a diventare primario. Di dermatologia? Purtroppo no, sarebbe stato troppo semplice scontato. Primario di ortopedia e ho detto tutto.

Il dottor W non ha ancora capito che le perizie si scrivono personalmente dopo aver visitato i pazienti e letto la documentazione allegata agli atti e non si fanno scrivere alla segretaria con la quale si ha una duratura relazione extramatrimoniale. Così facendo si evita di attribuire a qualcuno, nello specifico il mio cliente, dei polmoni di acciaio cosa della quale nessuno mai dubitato in verità essendo un ex atleta e trascurando, l’insignificante particolare dell’amputazione di entrambe le gambe a causa di un incidente che lo ha costretto sulla sedia a rotelle per negargli l’accompagnamento.

Il mio collega ha deciso che d’ora in poi si curerà con l’omeopatia ma non perché ci creda o perché magari funziona ma perché il massimo che può aspettarsi, in termini di effetti collaterali, è un attacco di dissenteria.

“Lo vuoi un caffè?” - chiede quello.

“Mettici dentro del lassativo ed offrilo al dottore, piuttosto.” - risponde l’altro


domenica 5 giugno 2022

Lo vuoi un caffè? 496 - Che lo sforzo sia con voi

 


Avevo appena cominciato ad abituarmi alle inquietanti capacità telepatiche della Sig.ra X che le consentono di far coincidere le sue moleste telefonate con la prima forchettata della mia cena serale ed alle capacità medianiche del Sig. M in grado di percepire la mia presenza e di fiondarsi alla porta dello studio ogniqualvolta mi capita di premere il tasto dell’interruttore della luce quando a questo gruppo di mutanti si è aggiunta l’insospettabile Sig.ra G.

Ieri Le ho inviato un messaggio molto formale per ricordarle l’orario dell’appuntamento.

Stamane ho trovato la sua risposta che mi ha lasciato senza parole conoscendo il suo proverbiale formalismo e la sua specchiata educazione.

Sullo schermo Del mio cellulare è apparsa l’immagine del protagonista di non so quale manga giapponese che fa ok con la mano esibendo un pollicione smisurato in rapporto alle dimensioni del corpo in un tripudio di colori cangianti e musichette elettroniche assortite.

Sul mercato stanno commercializzando un nuovo allucinogeno.

Non si spiega altrimenti…

 

“Lo vuoi un caffè?” - chiede quello.

“Mi sapresti indicare che tipo di arma ha utilizzato quel bastardo in Texas?” - risponde l’altro

domenica 1 maggio 2022

Lo vuoi un caffè? 495 - IN MEMORIAM


nel blu

arzach foto


I luoghi che frequentiamo non sono vuoti e impersonali.

Sono fatti di cose e di persone e di storie, di sedie utilizzate come attaccapanni e di scrivanie lottizzate per ricavare uno spazio per scrivere, di caffè frettolosi in piedi al banco del bar nella confusione di metà mattinata tra gomitate e pacche sulle spalle, di chiacchiere e qualche pettegolezzo in attesa del proprio turno, di sostituzioni in udienza dell’ultimo minuto che durano una eternità, di scaffali ed uffici zeppi di fascicoli accatastati ovunque e di sorrisi e di facce arrabbiate…

Di tutto ciò e di tanto altro ancora.

Ed è per questo che le assenze degli amici si sentono di più.

 

“Lo vuoi un caffè?” - Chiede quello

“Però oggi offro io e non si discute” - risponde l’altro

lunedì 25 aprile 2022

Musica - Hanno crocifisso Giovanni - Marlene Kunz - 25 APRILE 2022


Profughi - Ucraina 2022

Hanno crocifisso Giovanni alla porta

come un cane bastardo

Hanno crocifisso Giovanni alla porta

come un cane bastardo

come un cane bastardo

come un cane bastardo

In posizione verticale

è la vita, l'albero

il pagliaio, la casa

In posizione verticale

e la vita, l'albero

il pagliaio, la casa

La morte è vicina alla terra

quanto e più del grano che marcisce

La morte è vicina alla terra

quanto e più del grano che marcisce

In posizione verticale

e la vita, l'albero

il pagliaio, la casa

In posizione verticale

e la vita, l'albero

il pagliaio, la casa


Hanno crocifisso Giovanni alla porta

Marlene Kunz

Materiale Resistente - 1995 

giovedì 21 aprile 2022

Lo vuoi un caffè? 494# - STILL LIFE

 



È un fatto inequivocabile che oggi, soprattutto dopo gli ultimi anni di smart working e contatti a distanza, siamo tutti alla mercé di quella entità misteriosa dalla quale dipendono la nostra vita quotidiana e il nostro lavoro: la connessione.

Come faremmo a pagare il contributo unificato se non ci fosse una app che ci permette di trasferire il denaro dal nostro (sofferente) conto corrente a quello (voracissimo) del Ministero della Giustizia? Come faremmo a consultare i registri della cancelleria per controllare le peripezie delle nostre pratiche senza il nostro nuovo (strapagato) applicativo dedicato? Come faremmo a contattare il nostro collega dall’altro capo del mondo per (tentare di) definire una causa che non vale il costo della telefonata per poi litigare con il cliente per il rimborso delle spese?

E questo per non parlare della nostra vita “civile”…

 Siamo dipendenti totalmente dalla connessione anche per il nostro tempo libero, per il nostro divertimento, per la gestione della nostra vita quotidiana…

Ed è per questo ci sentiamo persi quando la mattina arrivati in studio accendiamo il computer per scoprire che qualcosa non va nella nostra connessione.

Immediatamente, trattenendo a stento il panico che si impossessa di noi e riorganizzando mentalmente l’intera giornata, contattiamo senza alcun indugio quell’altra entità misteriosa che risponde al nome di “servizio clienti” alla quale ci rivolgiamo, oramai divorati dall’ansia, per risolvere al più presto il problema altrimenti siamo fuori dal mondo, isolati dal resto della civiltà umana, dei reietti…

Il mitico “servizio clienti” si manifesta con i suoi tempi dilatati dopo averci sottoposti a varie prove iniziatiche tra le quali la prova di resistenza dell’attesa in linea per poi giungere a confrontarsi in un surreale corpo a corpo con la voce sintetica ed incorporea dell’assistente digitale che ovviamente non capisce una beata m… mettendoti in attesa, prova che segue quella di decrittazione del menu ad albero nel tentativo di trovare la strada per venir fuori dal labirinto delle opzioni e delle offerte proposte e poter, finalmente, parlare con l’operatrice (si spera) umana, annoiata e sottopagata che, previa minaccia (vagamente intimidatoria) di registrazione della telefonata per non meglio precisati fini, ascolta le vostre suppliche e, dopo essersi consultata, con il “tecnico” , che sarà qualcosa tipo l’oracolo per i greci, in un linguaggio esoterico sentenzia una risposta tipo: “Proviamo a prendere uno stuzzicadenti, infilarlo nel foro, quello minuscolo che troverà nella parte posteriore dell’apparecchio e proviamo a resettare tutto. Dovrebbe funzionare”

A questo punto mi immagino come il primo uomo in viaggio verso Marte a bordo di una sofisticatissima navicella spaziale che si trova a dover affrontare un imprevisto. 

Mi immagino chiamare Houston a milioni di miglia di distanza e sentirmi rispondere: “Prendi  uno stuzzicadenti…” e immagino la mia faccia terrorizzata mentre sospeso nel vuoto, a metà strada dalla meta e senza possibilità di rientrare alla base, realizzo che per me è finita.

Come ora che dovrò ricevere la signora X e dirle che non sono riuscito ad inviare al collega la sua documentazione perché non funzionava la connessione.

“Lo vuoi un caffè ? ” - chiede quello.

“Mi ci vuole proprio. Stamattina non sono connesso” - risponde l’altro

venerdì 18 marzo 2022

Lo vuoi un caffè? #493 - Supercalifragilistichespiralidoso


Si dice nell’era del pensiero unico dominante che l’informatica ci aiuterà ad essere sempre più efficienti nel nostro lavoro e ad aumentare la nostra produttività risparmiando tempo e fatica.

Non è vero!

L’altro giorno ho richiesto al signor X di inviarmi con una certa sollecitudine alcuni documenti dei quali avevo urgente bisogno.

Il tipo mi ha risposto, sollecito: “Non si preoccupi avvocato. Mi dia solo l’indirizzo”.

Poiché ero per strada ho risposto di prendere carta e penna e di segnare l’indirizzo che ho provveduto a dettare facendo lo spelling: “l’indirizzo è questo: nome, cognome. Tutto scritto in caratteri minuscoli senza interruzioni chiocciola libero.it.”

Qualche giorno dopo non avendo ancora ricevuto nulla ho contattato il tipo chiedendogli se ci fossero stati problemi.

“Ho già spedito tutto il giorno stesso all’indirizzo che mi ha dato”  - risponde lui.

“Ma io non ho ricevuto nulla … Magari ha solo sbagliato a digitare l’indirizzo correttamente” -azzardo.

“È probabile… Lei avvocato ha un indirizzo lunghissimo” -risponde lui con un tono di rimprovero a malapena celato nella voce.

“Come un indirizzo lunghissimo?”- Mi stupisco, il mio indirizzo e-mail si è sempre composto di nome cognome e il gestore.

 Poi, all'improvviso, un'illuminazione :“Ma che indirizzo ha scritto. Me lo può rileggere per favore.”

“Avvocato l’indirizzo al quale le ho inviato documenti è questo" - legge tutto d'un fiato: "nomecognometuttoscrittoincaratteriminuscolisenzainterruzionichiocciolalibero.it” .

“ha visto quanto è lungo avvocato?”- mi fa notare lui un po’ piccato mentre nella mia testa rimbalza come una pallina da ping-pong impazzita la solita eterna domanda che mi faccio in queste occasioni: Perché tutti a me?, Perché tutti a me ?…

 

“Lo vuoi un caffè?” - chiede quello.

“Meglio un bazooka” - risponde l’altro

lunedì 14 febbraio 2022

Lo vuoi un caffè? 492 - San Valentino

 


Lei, ex ragazza prodigio alle superiori, vincitrice giovanissima del concorso in magistratura nei primi anni 90 quando la figura del magistrato era all’apice della credibilità per via dell’inchiesta di “Mani Pulite ”; poi tanti anni trascorsi in terra di mafia e di camorra, sposata con il lavoro e divorziata dal marito…

È rientrata a casa dopo tanto tempo ed è stata assegnata ad uno sperduto ufficio a sopportare una delle cancelliere più antipatiche di tutti i tempi.

Tutto ciò l’ha portata a chiudersi sempre più in se stessa e a rendersi universalmente antipatica all’intero orbe terracqueo, complice la presenza ostile quella spacca coglioni della cancelliera di cui sopra che non perde occasione per parlarne male alle spalle e per fare le pulci al suo operato.

Lei ha reagito stabilendo delle tempistiche rigidissime per la trattazione delle cause a ruolo dedicando a ciascuna di esse non più di cinque minuti di tempo ed obbligando tutti ad attendere pazientemente il proprio turno lontano dalla sua cattedra.

 Lui, seconda generazione di avvocati, figlio d’arte, parlantina sciolta e battuta pronta, allegro, coinvolgente, un “casinista” con il quale è sempre stato piacevole avere a che fare. Adesso nel suo elegante completo tre pezzi di colore pastello, leggermente e, sospettosamente, abbronzato nonostante si sia ancora in inverno, gestisce con sorprendente efficienza, alla faccia di chi lo conosce solo superficialmente, l’avviato studio che ha ereditato dal padre.

Da oramai oltre mezz’ora sono lì sulla cattedra che si parlano e si sorridono e ridacchiano, fottendosene dei mugugni degli indispettiti colleghi presenti.

Lei ha, nuovamente, gli occhi luminosi di un tempo mentre lui è particolarmente sorridente ed affabile.

La cancelliera, quella grande rompicoglioni lasciatemelo dire, assiste a questa metamorfosi del giudice a bocca aperta senza riuscire a darsi una spiegazione.

La sofisticata collega che mi siede accanto nel banco in attesa del proprio turno, invece, sbuffa come una vaporiera e si lamenta sottovoce del tempo che il giudice sta dedicando al collega, ovviamente sottraendolo a lei che ha tante cose da fare.

Come si fa a spiegarle che saranno almeno trent’anni che quei due non si incontravano? E che forse hanno parecchio da dirsi?

L’ultima volta che ricordo di averli visti insieme ballavano un lento durante un ballo di organizzato durante il periodo del carnevale al tempo del liceo.

Lui era vestito da Paperino mentre lei, innamoratissima come si può essere soltanto a quell’età, vestita da principessa delle favole gli si aggrappava con le braccia al collo mangiandoselo con gli occhi.

Che tempi, che tempi…

Che ne vuoi sapere tu, sofisticata collega dai capelli tinti e dal trucco pesante che a stento maschera la tua acidità?

 

“Lo vuoi un caffè?” - chiede quello.

“Passami un cioccolatino, ho bisogno di affetto” - risponde l’altra con sguardo sognante

domenica 30 gennaio 2022

Lo vuoi un caffè? #491 - TELEVISION STILE

 


Il signor X siede dall’altro lato della scrivania e con la sua buffa espressione di indignazione dipinta sul volto mi racconta le vicissitudini che lo hanno condotto al mio studio alla ricerca di consiglio e di aiuto.

Mentre parla devo fare uno sforzo disumano per contenere l’ilarità che mi causa il suo modo di raccontare.

Ogni frase del racconto delle sue traversie è punteggiato da grappoli di “inesorabilmente” “puntualmente”, “incredibilmente”, “appassionatamente”, “sensibilmente”, “inevitabilmente”, “obbligatoriamente” usati a casaccio che lo rendono un irresistibile monologo alla maniera di Cetto Laqualunque.

 

“Lo vuoi un caffè?” - chiede quello.

“Non dovrei, quantunquemente…” - risponde l’altro.

sabato 29 gennaio 2022

Lo vuoi un caffè? #490 - Intelligenza (molto) artificiale

 


Ultime notizie

aeroporto Charles de Gaulle - Parigi

2009 foto di arzach


Ieri sera ho notificato telematicamente alcuni atti giudiziari.

Questa mattina sono andato a controllare se tutto fosse andato bene e se i destinatari li avessero ricevuti.

Sullo schermo mi è apparso un messaggio che mi invitava ad acquistare una pubblicazione per approfondire la mia conoscenza delle notifiche telematiche.

Stanno cercando di dirmi educatamente che ho fatto qualche cazzata?


“Vuoi un caffè?” - chiede quello.

“aspirina piuttosto” - risponde l’altro.

sabato 9 ottobre 2021

LIFE ON MARS - ALIEN NATION




Arzach photo from deep space 

martedì 21 settembre 2021

MUSICA - IVANO FOSSATI - (21) SETTEMBRE (1951)

 


Il bene che ci siamo voluti noi due

è un taxi e si ferma qui

io stavo bene nelle tue mani

non avrei chiesto mai niente di più

ma in questo giorno che comincia a Settembre

ti abbraccio e mi manchi.


Arrivederci allora ragazza più forte di me

tenera è la notte ma la vita è anche meglio

di questo momento che te ne vai

tu non parlare che si calma il dolore

dopo è solo tempo.


Questa è la pioggia che deve cadere

sulle piccole scene di addio

siamo solo noi fra milioni e milioni

benvenuto anche il tuo nome

fra le future nostalgie.


Se questo può farti felice

più confuso di cosi non sarò

tutto andrà bene ci possiamo fidare

chiamami ogni tanto se vuoi.

Da questo giorno che comincia a Settembre

chiamami quando vuoi.


Settembre

Ivano Fossati

decadencing- 2011

sabato 18 settembre 2021

venerdì 17 settembre 2021

lunedì 7 giugno 2021

Lo vuoi un caffè? 489 -IN GINOCCHIO DA TE…

 


Appare nel vano della porta come la versione femminile dell’omino della Michelin a stento contenuta dai vestiti tesi allo spasimo, sul punto di lacerarsi.

Caracolla pesantemente verso la scrivania zoppicando vistosamente, tutta sbuffante, paonazza in viso e si accascia a peso morto sulla sedia che geme dolorosamente ma in qualche modo resiste.

L’espressione sul viso non lascia presagire niente di buono e conoscendo la capacità di lamentela infinita della signora X e considerando il tempo trascorso dall’ultima volta che è venuta in studio non ci vuol molto a concludere che sarà un lungo pomeriggio di passione nel quale bisognerà dar fondo a tutte le riserve di pazienza disponibili.

Mi arrocco dietro la maschera di un severo atteggiamento professionale sperando di cavarmela.

“Come va signora?” – le chiedo per rompere il ghiaccio.

“Non sto bene” - comincia lei incredula quasi per il fatto di poter finalmente dare sfogo alle sue geremiadi - “Non riesco più a lavorare, non riesco più a vestirmi da sola, non posso fare più tutta una serie di movimenti” e conclude con un apodittico: “Non sono più quella di una volta”.

Ora mi perdonerete l’assoluta mancanza di bon-ton e, magari, mi accuserete anche di sessismo come va di moda ultimamente però lo devo dire: la signora non è mai stata la copia, neppur malfatta, di Monica Bellucci piuttosto, se devo pensare ad un “prima” della signora mi viene in mente solo un mobiletto dell’Ikea montato male o la versione ridotta di un dirigibile.

Fortunatamente non si accorge del mio attimo di mancamento, leggasi di ridarella a stento trattenuta, e continua imperterrita: “Avvocato non riesco più a piegarmi in avanti. Se non mi crede le faccio vedere… Se faccio cadere un foglio di carta per terra non riesco più a raccoglierlo”.

Sento il sangue defluire dal mio volto e cerco di dissuaderla dal darmi  dimostrazioni pratiche circa le  limitazioni fisiche mentre l'immagine della signora bloccata in una posizione equivoca al centro del mio studio mi crea indubbiamente non pochi disagi.

 “Neanche se mi metto in ginocchio poi riesco più alzarmi. Vuole vedere?” - continua imperterrita e mentre, come la vita ad uno che sta per morire passa intera davanti a gli occhi, a me passano davanti agli occhi i numeri telefonici di emergenza della Croce Rossa, del Pronto Soccorso e dei Vigili del Fuoco senza riuscire a decidere chi chiamare nel caso decidesse di esibirsi in qualche prova pratica bloccandosi in una posizione altrettanto equivoca della prima e occorresse chiedere soccorso.

Mentre cerco una via di fuga da questa situazione mi pare di vedere come in un incubo la faccia violacea a causa delle risate a stento trattenute del mio collega di studio, d’ora in avanti simpaticamente indicato come il “merdaccia”, con quale divido la titolarità della pratica della signora, ma non degli oneri derivanti, galleggiare nell’aria alle sue spalle.

Credo dovrò rivedere al più presto i criteri di ripartizione degli utili per certe situazioni introducendo una voce nel tariffario del tipo: “Indennità di sopportazione” o, meglio, una “indennità di sopravvivenza”.

Anche del collega ovviamente…

Maledetto…

 

“Lo vuoi un caffè?” - chiede quello

“Versalo in un bicchiere di whisky” - risponde l’altro