Presentato dal Governo come la pietra filosofale per risolvere i problemi della giustizia rischia, invece, di incasinare definitivamente quel poco che ancora funziona nella giustizia italiana,
Cosa di per se già contraddittoria esistendo i codici di procedura che se applicati alla lettera consentirebbero di chiudere i processi, la maggior parte almeno, in termini ragionevolmente brevi e comunque in quelli necessari.
Magari investire anche qualche milione di euro in assunzioni di giudici e cancellieri e informatizzazione dei servizi aiuterebbe.
Comunque quel che sconvolge di più a parte la sciatteria con la quale è scritto il progetto di legge – che si espone a tanti di quei profili di incostituzionalità tali da far dubitare della competenza e della conoscenza della materia di chi lo ha scritto - e a parte il motivo vero per il quale si fa tutto questo - tutelare uno a danno di molti – quel che più lascia di stucco sono le dichiarazioni del Ministro della Giustizia Alfano.
Il Ministro ha infatti il 19.11.2009 nel corso di un question time sull’argomento ha circoscritto all'1% dei processi pendenti il numero di quelli che andranno in prescrizione per effetto del disegno di legge Gasparri, sottolineando che «a causa della particolare complessità della materia è molto difficile avere stime più precise».
Ma allora benedetto ragazzo a che serve fare sta legge cosi incasinata e inutile per velocizzare i giudizi se di fatto il 99 % dei processi si conclude già nel termine indicato dal progetto?
Cosa serve allora fare una legge per migliorare un sistema giudiziario cosi veloce e puntuale nel rispondere alle esigenze di giustizia dei cittadini?
Non si può che sottoscrivere il commento del capogruppo del PD nella Commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti: «Ma quale un per cento e un per cento! La verità è che Alfano, che per la nostra Costituzione è il responsabile dell'organizzazione giudiziaria, si muove alla cieca e non sa neanche quale sarà l'effetto delle norme che avalla e propone» .
Parole sante!
“Lo vuoi un caffè?” – chiede quello
“Andiamo alla macchinetta qui giù” – risponde l’altro














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