martedì 18 luglio 2017

Lo vuoi un caffè? #416 - Il gioco dell'oca


In quale stanza pensate che si svolga l'attività di sportello, per i giudici della sezione fallimentare?
La 2 o la 5? Nessuna delle due, in realtà la stanza è la numero 4, come ha avuto modo di scoprire il collega, CDT.
Insomma trovare l'ufficio giusto nel tribunale è un pò come giocare al gioco dell'oca.

"Lo vuoi un caffè?" - chiede quello
"Si però i dadi li tiro io" - risponde l'altro

venerdì 14 luglio 2017

Lo vuoi un caffè? #414- Cartoon






Ogni volta che lo incontro nei corridoi del tribunale rimango colpito dalla disinvoltura  con la quale  sfoggia la sua capigliatura quanto meno originale . Non posso fare a meno di pensare che somiglia a tin tin , il personaggio dei fumetti creato da hergè , il disegnatore francese maestro della c.d linea chiara.
Infatti,è curioso  incontrare in tribunale  o come avversario un personaggio dei fumetti .
Comunque bisogna dare atto al collega di portare con i suoi capelli a virgola, una ventata di originalità che al giorno d'oggi è merce rara da trovarsi soprattutto in un ambiente formale come il tribunale.


"lo vuoi un caffè?" - chiede quello 
"si ,però prima fammi dare una pettinata"- risponde l'altro


martedì 4 luglio 2017

Lo vuoi un caffè?#413- Topini



"Dottoressa ci penso io " Si propone x noto ladro di automobili con una discreta carriera di ricettatore alle spalle .
La mia collega si affretta a rifiutare l'aiuto proposto quasi scandalizzata  . Lo sportello della sua auto è rimasto incastrato è non si apre ed x si è proposto di utilizzare le sue competenze tecniche per aprirlo e consentirle di mettere in moto l'automobile , anzi  si propone di mettere a posto eventuali problemi che dovrebbero esserci sull'accensione e sull'autoradio.
"No,no lascia stare chiamo il meccanico non voglio dare fastidio " una scusa banale per x che mangiata la foglia saluta cortesemente e si allontana . "Meglio non fidarsi di certe persone  meglio non fargli credere di essere tuoi amici ma solo tuoi clienti " precisa  rivolgendosi a me .
Il problema sarà farlo capire al gruppo di ladri e contrabbanieri che staziona  in piazza e che ogni sera quando passo per tornare a casa mi saluta calorosamente e ad alta voce attirando l'attenzione e l'odio su di me delle così dette brave persone .

"lo vuoi un caffè  chiede quello?".
Si ma pur chè non sia riciclato .

martedì 30 maggio 2017

Lo vuoi un caffè? #412 - Animal House



Il piccoletto, color caffè latte, che corre scodinzolando per il cortile della mia casa di villeggiatura si chiama scottex come il cucciolo di labrador dell'omonima pubblicità televisiva. Quello che lo rincorre a piedi scalzi con indosso i pantaloni del vestito e la camicia blu di ordinanza sono io.
Il trovatello me ne ha fatta un'altra delle sue.,non contento di aver trovato alloggio, cibo e un tetto, stamattina mi ha ringraziato mangiandosi i miei calzini stesi ad asciugare e adesso mi sfotte sfidandomi in un gioco a rimpiattino fintando destra e a manca per poi ripartire a tutta velocità per il cortile, con il sottoscritto sempre al suo inseguimento.
Se un curioso passando per la strada si volgesse a guardare verso la casa vedrebbe solo un tipo scarmigliato correre per il cortile e penserebbe, è, penserebbe, è  riconosciutolo per l'Avv. A. , che il caldo l'ho ha fatto impazzire. Il muretto che separa la strada dal cortile nasconde, infatti,  alla vista le prodezze del piccolo bast... cucciolo. Spiegare all'ignaro viandante che è luglio,che sono il solo ad avere le chiavi dello studio, che il mio capo è in vacanza  e che ho un appuntamento importantissimo tra meno di mezz'ora con dei clienti , non è impresa semplice.
Soprattutto se il cane corre con in bocca una delle mie scarpe, che devo assolutamente recuperare se voglio completare di vestirmi.

"Lo vuoi un caffè?" - chiede quello
"Bau" - risponde l'altro

venerdì 26 maggio 2017

Musica - Samarcanda Roberto Vecchioni



Ridere, ridere, ridere ancora, 
Ora la guerra paura non fa, 
brucian le divise dentro il fuoco la sera, 
brucia nella gola vino a sazietà, 
musica di tamburelli fino all'aurora, 
il soldato che tutta la notte ballò 
vide tra la folla quella nera signora, 
vide che cercava lui e si spaventò. 

"Salvami, salvami, grande sovrano, 

fammi fuggire, fuggire di qua, 
alla parata lei mi stava vicino, 
e mi guardava con malignità" 
"Dategli, dategli un animale, 
figlio del lampo, degno di un re, 
presto, più presto perché possa scappare, 
dategli la bestia più veloce che c'è 

"corri cavallo, corri ti prego 

fino a Samarcanda io ti guiderò, 
non ti fermare, vola ti prego 
corri come il vento che mi salverò 
oh oh cavallo, oh, oh cavallo, oh oh cavallo, oh oh, cavallo, oh oh 

Fiumi poi campi, poi l'alba era viola, 

bianche le torri che infine toccò, 
ma c'era tra la folla quella nera signora 
stanco di fuggire la sua testa chinò: 
"Eri fra la gente nella capitale, 
so che mi guardavi con malignità, 
son scappato in mezzo ai grilli e alle cicale, 
son scappato via ma ti ritrovo qua!" 

"Sbagli, t'inganni, ti sbagli soldato 

io non ti guardavo con malignità, 
era solamente uno sguardo stupito, 
cosa ci facevi l'altro ieri là? T'aspettavo qui per oggi a Samarcanda 

  eri lontanissimo due giorni fa, 
ho temuto che per ascoltar la banda 
non facessi in tempo ad arrivare qua. 



Non è poi così lontana Samarcanda, 
corri cavallo, corri di là... 
ho cantato insieme a te tutta la notte 
corri come il vento che ci arriverà 
oh oh cavallo, oh, oh cavallo, oh oh cavallo, oh oh cavallo oh oh

Samarcanda - Roberto Vecchioni 1977


martedì 23 maggio 2017

Lo vuoi un caffè? #411 - Matrioska



L'aula del giudice di pace è sovraffollata e surriscaldata come al solito.
Il giudice, capelli bianchi e montatura degli occhiali neri, ha lo sguardo di chi preferirebbe essere da un'altra parte, il cancelliere al suo fianco è sull'orlo di una crisi isterica, ma si sforza insieme al suo superiore di tenere a bada la folla di avvocati, parti in causa e testimoni di vario tipo che si accalca nell'angusto spazio tra la cattedra e la balaustra in legno che segna il confine dello spazio riservato al pubblico.
Con fare annoiato il giudice chiama le cause secondo l'ordine in cui gli sono state sottoposte .
Chiama l'ennesima causa della giornata ed una collega alta, flessuosa e formosa si lancia sul banco del giudice scodellando il suo ben di Dio davanti agli occhi improvvisamente attenti del giudice e del cancelliere.
"Giudice possiamo assumere la prova in contraddittorio con il collega?" chiede la stanga con un sorriso smagliante.
"C'è il suo test?" chiede il giudice con lo sguardo perso nella scollatura della collega.
"Certo" risponde lei.
"E il suo collega dov'è?" chiede ancora il giudice salivando.
"Eccolo qui" risponde lei scostandosi di lato e facendo apparire con effetto matrioska, un collega bassino con i capelli ricci e corti gli zigomi rosa e gli occhiali da miope, dall'aria piuttosto imbarazzata.

"Lo vuoi un caffè" chiede quello
"Ecco qua" risponde l'altro disponendo sul bancone tre caffè uno più piccolo dell'altro.

Lo vuoi un caffè? #410 - Computer Age



La mia è l'ultima generazione di legali ad aver avuto a che fare esclusivamente con la carta e la prima ad aver dovuto confrontarsi con la tecnologia informatica applicata alla progressione.
Ad essere sinceri non è stato proprio semplice adattarsi a questo nuovo modo di lavorare, ma anche per un convinto sostenitore della carta, per uno che come me è convinto che il libro stampato su carta sia un oggetto tecnologicamente perfetto, non può fare a meno che affermare una volta entrati nel meccanismo e nelle logiche di questo nuovo mondo i vantaggi sono enormi.
In questi ultimi anni, sono passato, come molti miei colleghi, dagli schermi a fosfori verdi, che hanno contribuito all'abbassamento della vista di una intera generazione di avvocati, a interfaccia grafica per giungere alla dematerializzazione totale degli ultimi tempi.
I colleghi più anziani, come il mio ex capo,non sono spesso riusciti ad adattarsi a questo nuovo stato di cose.
Infatti magnificando i vantaggi dell'informatizzazione dello studio, parlando con alcuni clienti, è rimasta famosa la sua gaffe sull'argomento: " come potete vedere abbiamo computer, stampanti, FLOP disk..."
I presenti a quell'incontro credo stiano ancora ridendo.

"Lo vuoi un caffè?" chiede quello
"Non virtuale però.." risponde l'altro

Lo vuoi un caffè? #409 - Telefono azzurro



"Qual'è il nome del bambino dei tuoi clienti?" chiede il collega X ad una spaventata collega.
"Antoncarlo" risponde quella colta di sorpresa.
"E ancora, con quel nome, il giudice non gli ha tolto la potestà genitoriale a questi!?" conclude X piuttosto arrabbiato

"Lo vuoi un caffè?" chiede quello
" Magari diamo uno anche ai  bambini?" chiede l'altro

venerdì 19 maggio 2017

Musica - Ci vuole un fisico bestiale - Luca Carboni



Ci vuole un fisico speciale
per fare quello che ti pare
perché di solito a nessuno
vai bene così come sei
Tu che cercavi comprensione sai, comprensione sai
ti trovi lì in competizione sai, competizione sai

Ci vuole un fisico bestiale
per resistere agli urti della vita
a quel che leggi sul giornale
e certe volte anche alla sfiga

Ci vuole un fisico bestiale sai, speciale sai
anche per bere e per fumare, fumare sai 

Ci vuole un fisico bestiale
perché siamo sempre ad un incrocio
sinistra, destra oppure dritto
il fatto è che è sempre un rischio

Ci vuole un attimo di pace, di pace sai
di fare quello che ci piace, ci piace sai

E come dicono i proverbi
e lo dice anche mio zio
mente sana in corpo sano
e adesso son convinto anch'io

Ci vuole molto allenamento, allenamento sai,
per stare dritti contro il vento sai, contro il vento sai

Ci vuole il fisico e il carico e il manico
Ci vuole di non farsi prendere dal panico
Il tocco magico, lo slancio atletico
L'afflato mistico e il diploma allo scientifico
Il piano B da realizzare quando è sabato
La scarpa giusta e il materasso morbido
Ci vuole un dio che ci protegga quando il gioco si complica
E un po' di pratica con l'informatica
E se si fa drammatica la situazione, ciak, motore, azione


Ci vuole un fisico bestiale
per stare nel mondo dei grandi
e poi trovarsi a certe cene
con tipi furbi ed arroganti

Ci vuole un fisico bestiale sai, speciale sai
anche per bere e per fumare sai, fumare sai 

Ci vuole un fisico bestiale
il mondo è un grande ospedale
e siamo tutti un po' malati
ma siamo anche un po' dottori

E siamo tutti molto ignoranti sì, ignoranti sì 
ma siamo anche un po' insegnanti sai, insegnanti sai

Ci vuole un fisico bestiale 
Luca Carboni - 1992

# Questa canzone mi è venuta in mente ogni volta, quando durante il mio periodo in ospedale sono stato sul punto di mollare tutto. L'altra che mi ha accompagnato durante questi brutti momenti è "Una notte in italia" di Ivano Fossati che sognavo di cantare come una ninna nanna a mia figlia Ginevra. Cosi ve lo volevo dire...

Lo vuoi un caffè? #408 - Parole, parole, parole...



"Chiedi all'ingegnere, per queste cose tecniche è la soluzione" mi suggerisce il capo indirizzandomi verso la stanza del nuovo ospite dello studio.
Busso alla porta ed entro. L'ingegnere è li seduto nel suo loculo che studia delle carte tenendo le dita delle mani premute sulle tempie, si scuote quando gli dico che ho bisogno di lui.
Mi guarda con i suoi occhi cattivi appena celati dietro le lenti da miope e mi sorride come uno degli squali di Nemo.
"Ho bisogno di sapere in cosa consiste la differenza tra gasolio per autotrazione e gasolio per uso agricolo" chiedo. Sono i miei primi giorni in studio e non voglio lasciare nulla al caso.
Lui mi guarda, sorride, e comincia a parlare.
Un fiume ininterrotto di parole, dati, teorie, congetture, e qualunque altra cosa possa venirgli in mente.
Inizia parlandomi della formazione del greggio durante il periodo carbonifero, della teoria della deriva dei continenti e delle placche tettoniche passando poi ad alcune considerazioni di natura geo-politica sulla eniqua distribuzione del petrolio nel mondo. Secondo lui gli arabi ne hanno troppo e la Russia ha un governo autoritario del quale non ci si può fidare.
Senza neanche prendere fiato o bere un pò d'acqua passa a descrivermi la nascita e lo sviluppo dell'industria petrolifera, dalla trivellazione del primo pozzo passando per la nascita delle sette sorelle e finendo a parlare della nascita dell'ENI e delle capacità imprenditoriali di Enrico Mattei.
Si ferma un attimo e mi espone le sue teorie sulla morte di quest'ultimo e sul coinvolgimento della mafia e dei servizi segreti americani.
Respira un attimo, con discrezione e passa a spiegarmi i meccanismi di funzionamento dell a raffinazione del petrolio, descrivendomi dal punto di vista chimico tutti i prodotti e i sottoprodotti che possono ricavarsi dal greggio.
Oramai accorto di argomenti e costretto, finalmente, a rispondermi non prima però di aver fatto le sue geremiadi, sulla politica fiscale dei prodotti petroliferi che, secondo lui, hanno dei costi sproporzionati rispetto a quelli di produzione: "Comunque l'unica differenza che c'è tra i due tipi di gasolio e il colorante che mettono dentro per distinguere quello per uso agricolo che viene venduto a prezzi minori".
Approfittando di un attimo di incertezza lo saluto e scappo via.
Uscito dalla stanza respiro profondamente per la prima volta dopo un'ora e mezza. Mi viene da pensare a cosa direbbe l'ingegnere se al mio posto ci fosse stato un signore grasso e obeso, affetto da meteorismo intestinale, che mentre discuteva con lui si fosse lasciato scappare una scorreggia di quelle capaci di estinguere la vita sul pianeta.
Avrei voluto chiedergli cosa ne pensasse del gas naturale; voglio proprio vedere se avrebbe avuto tutto sto fiato per argomentare.

"Lo vuoi un caffè? - chiede quello
"Nel mio caffè salgono delle bolle misteriose. Tu che ne pensi?" - risponde l'altro

martedì 16 maggio 2017

Lo vuoi un caffè? #407 - Sorelle bandiera




Lo studio del collega si affaccia sulla piazza dov'è stata montata la cassa armonica per la festa del paese.
Le due praticanti dell'avvocato C. guardano fuori dalla finestra la banda musicale che si appresta ad iniziare il suo concerto.
Dopo aver accordato gli strumenti i musicisti, sotto la direzione del maestro, iniziano lo spettacolo suonando l'inno nazionale.
La bruna si rivolge alla sua amica chiedendole: "Questa canzone... la conosco non ricordo qual'è il titolo".
La bionda intelligente come una gallina appena decapitata, le risponde:"Ma è la canzone dei Mondiali!!!".
In sala d'aspetto fingo di non aver sentito nulla.

"Lo vuoi un caffè?" - chiede quello
"Solo se mi canti Torna a Surriento" - risponde quello

Lo vuoi un caffè? - #406 -Have a cigar



Ogni volta che mi capita tra le mani un decreto di rinvio a giudizio non posso fare a meno, di pensare a lui.
Lui è, o era, ne ho perse le tracce il Signor X, noto contrabbandiere di sigarette e stimato trafficante di droghe leggere sulla rotta balcanica, con un curriculum criminale attestato da un certificato casellario lungo tre pagine, nel quale, erano compresi, oltre che il contrabbando e il traffico di stupefacenti, anche il porto d'armi abusivo, gli spari in luogo pubblico, il tentato omicidio e varie altre amenità del genere.
Come abbia fatto X a farsi arrestare, rinviare a giudizio, processare e condannare un criminale di tale rango per un reato arcaico e desueto come la l'abigiato, ovvero il furto di bestiame, non l'ho mai capito.
Che qualche vacca che lui ha rubato abbia parlato sotto l'effetto delle canne ?

"Lo vuoi un caffè?" chiede quello
"Senza zucchero di canna" - risponde l'altro

venerdì 12 maggio 2017

Lo vuoi un caffè?#405- Like a virgin




Trascorrere il mese di novembre in ospedale è noioso, triste...
Il televisore in camera è muto, sullo schermo Alessandra Amoroso si agita e per fortuna non si sente la sua voce, risparmiandomi l'ennesimo strazio.
Tra qualche giorno in America si vota per le presidenziali, e cerco sul tablet qualche notizia su questo evento cosi importante per il mondo intero.
Sono giorni nei quali attori, politici, imprenditori e personalità varie fanno quello che comunemente si chiama endoucment, ovvero manifestano il loro sostegno a questo o a quel candidato.
La stampa da risalto all'endoucment di Madonna, al secolo Luisa Veronica Ciccone, in favore della Clinton.
La bionda showgirl americana, che oggi è più giovane di quando ha iniziato la sua carriera, è salita sul palco durante uno dei suoi concerti e ha urlato al pubblico:"farò un pompino a tutti quelli che voteranno per Hilary" aggiungendo inoltre :"e sono brava, molto brava".
La promessa mi pone alcuni problemi di natura legale: in caso di sconfitta del suo candidato,i debitori potranno chiedere comunque l'adempimento della prestazione promessa?, il fatto che il pubblico fosse composto di maschi e femmine comporta una disparità di trattamento, costituzionalmente rilevante, nell'esecuzione della prestazione?.
E sopratutto si configura, nel caso in esame, il reato di voto di scambio aggravato dalla precisazione relativa alla sua abilità.
...
Credo sia meglio per me che mi dimettano al più presto altrimenti non so dove andrò a parare.

"Lo vuoi un caffè?" - chiede quella
"Veramente pensavo a qualcos'altro" - risponde quello

giovedì 9 ottobre 2014

Life on Mars - Bukowski


sogno
Marc Chagall

A volte non hai il tempo di accorgertene,
le cose capitano in pochi secondi.
Tutto cambia.
Sei vivo. Sei morto.
E il mondo va avanti.
Siamo sottili come carta.
Viviamo sul filo delle percentuali, temporaneamente.
E questo è il bello e il brutto,
il fattore tempo.
E non ci si può fare niente.
Puoi startene in cima a una montagna
a meditare per decenni e non cambierà una virgola.
Puoi cambiare te stesso e fartene una ragione,
ma forse anche questo è sbagliato.
Magari pensiamo troppo.
Sentire di più, pensare di meno.
—  Charles Bukowski

mercoledì 23 luglio 2014

Lo vuoi un caffè? # 404 - Potenza. Texas.



Guidare su questa strada è come guidare in un quadro di Van Gogh. 
Come guidare nel campo di grano, una tela piccola così esposta in un angoletto del museo ad Amsterdam dedicato al nostro. 
Il giallo del sole si impasta con quello della terra facendosi grano, grano a perdita d'occhio; grano a distesa su entrambi i lati di questa strada dritta che non finisce mai.
Ho l'impressione di sognare, guardo fuori dal finestrino e mi sembra di viaggiare in un altrove sconsciuto.
Anche le rare stazioni di servizio hanno un aria desolatamente solitaria.
Mi fanno venire in mente le foto o alcune scene dei film di Wim Wenders. 
Paris. Texas .
Potenza. Texas .
Sbucano solitarie in questo universo di grano, surreali nei loro colori accesi, incongrue per le loro dimensioni.
Oggetti, giocattoli dimenticati li da qualcuno troppo cresciuto e grande che usa questa terra gialla e ocra come un tappeto da gioco. 
La tipa al bancone del bar quando le chiedo indicazioni mi suggerisce di fare una deviazione. 
"Cosi arriva prima" dice senza rendersi minimamente conto che forse non ho mica tutta questa voglia di arrivare prima.
Sul piazzale della stazione di servizio ombre appena percettibili nella luce bianca accecante del mattina vibrano come l'aria calda. 
I due tizi fuori del bar, sbucati da chissà dove, mi ricambiano silenziosi come statue l'impercettibile segno di saluto che gli rivolgo senza distogliere lo sguardo curioso dalla straniero.
La deviazione si arrampica sui monti, una strada stretta e piena di buche con un manto di asfalto butterato e calcinato dal sole che si sfarina lungo i bordi.
La temperatura man mano che mi arrampico su questa strada scende fino ad un incredibile, per questo periodo estivo, 18 gradi; l'aria è fresca, frizzante malgrado il sole alto che splende in un cielo talmente limpido che non si riesce a guardare nemmeno indossando gli occhiali da sole.
Si sta benissimo fuori dall'auto, su questo bordo strada sperduto nel nulla.
talmente bene che non mi accorgo nemmeno del rapace che mi guarda, spero non valutandomi come preda, da un ramo a pochi metri da me. 
Quando spicca il volo sobbalzo.
Adesso è un puntino scuro e piccolo nel cielo che si allontana rapido mentre mi assale la tremenda consapevolezza dell'assoluta inutilità di tutto quello che sto facendo.

Il palazzo del Tribunale ha un che di famigliare. 
Per a precisione qualcosa che a che fare con un film di sci fi, genere catastrofico, visto da bambino al cinema con mio padre o forse con gli amici.
Quintet.
Cemento e vetro. 
Tonnellate di cemento e vetro.
Una massa di materia inerte che racchiude al suo interno un sonnecchio formicaio umano.
Nei corridoi ampi e bui si aggirano colleghe agghindate come mannequin in attesa di posare per un set fotografico di haute coture e impiegati sudaticci e annoiati in maniche di camicia.
Il vigilante all'ingresso, più piccolo della pistola che gli pende alla cintura, è gentile e mi indica con precisione come fare per arrivare all'ufficio che cerco.
All'ufficio notifiche delle tre impiegate che siedono dall'altra parte del vetro protette come santini, mi tocca in sorte quella che siede al centro dello schieramento, tra la collega anziana che non smette un attimo di origliare ogni nostra parola e l'altra che, invece, di quello che ci diciamo se ne fotte bellamente per tutto il tempo.
Ho la sensazione dal suo modo di rivolgersi ai suoi interlocutori e dal suo modo di gesticolare che la tipa, che  professionale e rapida sbriga la pratica, stia cercando una sistemazione.
Ha un sorriso pieno di gengive e qualche dente leggermente offeso con quello che gli sta accanto.
L'impossibile idillio è interrotto da una sguaiatissima collega che occupa l'ufficio con la sua ingombrante e rumorosa presenza.
Al bar al pianterreno un surreale barista, impegnatissimo a non far nulla, mi guarda scandalizzato e mi indica, a braccia conserte, il suo collega con un cenno inequivocabile di sopracciglio quando gli chiedo di servirmi un caffè ed un cornetto.
Un cenno che serve a farmi capire che alla faccia delle più varie teorie sull'organizzazione del lavoro, li dentro si applica la teoria fordista classica.
Ognuno fa solo una cosa e solo quella.
Senza eccezione alcuna.

Il ritorno è una lunga, lenta e accaldata discesa verso un mare lontano perennemente nascosto dalla linea lontana dell'orizzonte.
Altre ore alla guida tra campi i cui colori appartengono di diritto a Vincent.
Giallo, ocra, arancione, cenere a distesa.
Mucche pigre sdraiate a ruminare placide all'ombra di un unico albero sul cucuzzolo di una collina.
Alla radio Luca Carboni mi ricorda che ci vuole un fisico bestiale per resistere agli urti della vita.
Un deposito di materiale per l'estrazione dell'acqua o del petrolio o di chissà cosa nascosto alla vista dei guidatori che gli scorrono accanto da una siepe appena accennata di piantine striminzite e sofferenti.
Devo ricordarmi di chiamare un paio di persone nel pomeriggio anche se non so cosa dir loro.
Un stazione di servizio e annesso motel presi di peso da Disneyland mi spingono a chiedermi di diavolo ci si ferma in un posto del genere.
Coppie molto clandestine in cerca di un impossibile anonimato? commessi viaggiatori sull'orlo di una crisi di nervi?
Il telefonino è muto, non c'è campo.
Rotoballe di fieno a distesa su entrambi i lati come un esercito in attesa dell' ordine per attaccare.
Lo speaker mi ricorda che in giro per il mondo una delle occupazioni principali della gente è scannarsi con ogni mezzo a disposizione.
Inaspettate tracce di acqua corrente tra colline calcinate dal sole e sfarinate da millenni di movimenti della terra e dal passaggio eterno delle stagioni.
Chiassà se ci sono i pesci dentro?
L'aria si riscalda sempre più, il mare è una chimera lontana.
Un richiamo di sirene che non ascolto mentre guido verso casa nel mio bozzolo di aria condizionata a palla.
L'arrivo a destinazione è solo una tregua prima del balzo verso il lungo pomeriggio che mi attende.

"Lo vuoi un caffè?" - chiede quello
"Preferirei dormire" - risponde l'altro